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CONSIGLIO FEDERALE

Dalla filiera alla tavola: Berna ripensa l’agricoltura per il 2030

Focus su digitalizzazione, pagamenti diretti e supporto a settori in crisi nella nuova politica agricola 2030 illustrata da Parmelin.
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Fonte Ats
Dalla filiera alla tavola: Berna ripensa l’agricoltura per il 2030
Focus su digitalizzazione, pagamenti diretti e supporto a settori in crisi nella nuova politica agricola 2030 illustrata da Parmelin.

BERNA - Il Consiglio federale vuole aumentare la sicurezza alimentare e la sostenibilità della filiera agricola in Svizzera. In conferenza stampa il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha presentato i quattro ambiti della politica agricolo 2030 (PA30+) nei quali si intende agire.

Nel dettaglio l'esecutivo punta ad ampliare il margine di manovra e ridurre il dispendio amministrativo per gli agricoltori, agevolando i pagamenti diretti e la digitalizzazione. Vuole inoltre supportare il buon funzionamento dei mercati, dando per esempio seguito all'aumento del sostegno del prezzo del latte richiesto dal Parlamento. Infine si intende migliorare la stabilità delle basi di produzione e l'utilizzo efficiente delle risorse, oltre che promuovere la sostenibilità della catena del valore, responsabilizzando tutti gli attori.

Parmelin ha quindi portato alcuni esempi concreti di misure che verranno introdotte: «Per il primo punto i pagamenti diretti verranno effettuati sulla base di risultati concreti, come il numero di esemplari presenti su una data superficie. Per la raccolta di dati va invece sviluppata un'unica piattaforma, in modo che i contadini possano trascorrere più tempo nei campi invece che in ufficio. Per il secondo punto si tratta di aumentare il coinvolgimento dei produttori nelle dinamiche di mercato. Con il terzo punto vogliamo proteggere meglio le colture e sostenere alcune coltivazioni, come verdure e frumento. Infine con il quarto punto incentriamo la produzione e la metodologia in base ai consumi».

L'obiettivo generale della PA30+ è ampliare il margine di manovra a livello imprenditoriale degli agricoltori, rafforzare la creazione di valore e attribuire maggiori responsabilità sia all'intera filiera agroalimentare, sia ai consumatori. Il democentrista ha pure sottolineato l'attuale dipendenza dall'importazione di derrate alimentari.

Vino e latte in difficoltà - Il politico vodese si è poi soffermato su due filiere agricole in difficoltà, quella casearia e quella vinicola. «Nel 2025 abbiamo registrato una caduta dell'esportazione di latte verso gli Stati Uniti, in corrispondenza a un'annata particolarmente buona per quanto riguarda la qualità del foraggio. Visto che il latte non può essere immagazzinato, o la sua produzione interrotta, si presentano due soluzioni: la trasformazione in altri prodotti, oppure, sicuramente meno accettabile, la soppressione di alcuni capi. Prevediamo però una crescita dei consumi di prodotti caseari nei prossimi mesi. Diverso invece il discorso per il vino, per il quale a livello mondiale si registra un cambiamento nei comportamenti di consumo, per cui si impone la valutazione della riconversione di alcuni superfici vitivinicole».

Secondo un comunicato diramato oggi dal governo, queste misure rappresentano «un cambio di passo fondamentale per l'attuazione della sua (del Consiglio federale, ndr) strategia 'Futuro orientamento della politica agricola' adottata nel 2022». Di fronte ai media Parmelin ha definito questa strategia «non come una rivoluzione, bensì un'evoluzione verso un utilizzo più ragionato delle risorse. Non prevediamo una diminuzione della biodiversità, né vogliamo impedire alla popolazione di mangiare carne, quanto piuttosto stimolare la presa di coscienza e di optare per prodotti svizzeri di qualità, invece di importare carne trattata con ormoni, pratica vietata in Svizzer».

Il Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) è ora incaricato di elaborare entro settembre un progetto relativo alla PA30+ da porre in consultazione. Secondo quanto riferito da Parmelin, il Consiglio federale ha già rinunciato a inserirvi una tassa d'incentivazione.

Le critiche dell'USC - L'Unione svizzera dei contadini (USC) ha criticato la politica agricola presentata oggi dal Consiglio federale. Su alcuni punti il progetto fissa obiettivi condivisibili, ma contiene un'eccezione giudicata incomprensibile: la consistente riduzione delle risorse finanziarie. Si tratta, secondo l'organizzazione, di una decisione inammissibile. La PA30+ rischia così di trasformarsi in un vero e proprio programma di austerità, sottolinea l'USC in un comunicato. Valutazione positiva, invece, per la volontà di rafforzare la produzione alimentare e la sicurezza dell'approvvigionamento. In questo contesto, è accolta positivamente la decisione del governo di rinunciare all'introduzione di tasse d'incentivazione. L'USC accoglie favorevolmente questa scelta, ritenendo che un'impostazione diversa avrebbe soltanto aumentato i costi della produzione alimentare svizzera e comportato un elevato onere amministrativo.

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