Nelle sale documentario contro Nestlé

Sotto accusa il business dell'acqua in bottiglia
GINEVRA - "Bottled Life - Nestlé o la verità sul commercio dell'acqua": questo il titolo di un documentario proiettato da alcuni giorni nelle sale cinematografiche svizzere sul business dell'acqua in bottiglia, di cui il gigante agroalimentare elvetico è il leader mondiale, con vendite pari a 25 miliardi di litri all'anno e profitti astronomici.
"Nestlé acquista diritti su sorgenti e falde acquifere per soddisfare la crescente domanda di acqua in bottiglia, ma è una domanda creata dalla stessa Nestlé", denunciano il regista Urs Schnell e il giornalista Res Gehriger, che hanno presentato il documentario, realizzato insieme, lo scorso 22 gennaio al festival del film di Soletta. Inoltre, il "commercio dell'acqua non è un business come un altro, ma il commercio di una materia prima assolutamente indispensabile alla sopravvivenza degli abitanti del pianeta", aggiungono.
Per la multinazionale con sede a Vevey, sulle rive del Lago lemanico, il problema dell'acqua è molto più vasto e "Bottled life" (La vita imbottigliata) è un "film ideologico".
Il film illustra la caccia all'"oro blu" della Nestlé. "Bottled Life" indaga sulla situazione in tre Paesi dove la multinazionale sfrutta le fonti idriche: gli Stati Uniti, ed in particolare nel Maine, in Pakistan e in Nigeria, nelle misera periferia di Lagos.
Il gruppo agroalimentare non nega che l'acqua in bottiglia sia un affare in piena crescita (pari a circa il 10 % delle vendite per circa 110 miliardi di dollari registrate da Nestlé del 2010), ma insiste sul fatto che la divisione Nestlé Waters utilizza solo una percentuale irrisoria dei prelievi d'acqua dolce mondiali.
Il gigante vanta inoltre attività per "diminuire l'utilizzo di acqua, energia e di altre risorse naturalì". Per il presidente della Nestlé Peter Brabeck, la multinazionale offre un prodotto di qualità ed i veri pericoli per l'accesso all'acqua potabile sono l'impiego che ne è fatto nell'agricoltura, lo spreco e la cattiva gestione. Secondo l'Unicef circa 900 milioni di abitanti del pianeta attingono acqua da fonti insalubri.
ATS



