Il 2025 è stato negativo per il commercio al dettaglio

I risultati sono deboli, malgrado le vendite di Natale siano andate bene. La direttrice di Swiss Retail Federation: «Il morale dei consumatori rimane cauto a causa dell'aumento dei premi della cassa malati»
I risultati sono deboli, malgrado le vendite di Natale siano andate bene. La direttrice di Swiss Retail Federation: «Il morale dei consumatori rimane cauto a causa dell'aumento dei premi della cassa malati»
ZURIGO - Il commercio al dettaglio svizzero ha chiuso un 2025 complessivamente debole, malgrado le vendite di Natale siano andate bene. Nonostante i segnali positivi emersi negli acquisti di regali e in alcune categorie merceologiche specifiche il quadro rimane negativo, con prospettive incerte anche per il 2026.
Secondo le rilevazioni interne di Swiss Retail Federation - organizzazione del settore che rappresenta membri con complessivamente 62'000 dipendenti e un fatturato di 26 miliardi di franchi - circa due terzi dei commercianti giudicano il giro d'affari natalizio come superiore alla media. In particolare dalla metà di dicembre le vendite hanno registrato un'accelerazione marcata, con un volume significativo di acquisti concentrato nei giorni immediatamente precedenti al 24 dicembre.
Molto positivo è stato anche il periodo tra Natale e Capodanno, durante il quale numerosi consumatori hanno approfittato di saldi e promozioni. Questo sprint finale non è però stato sufficiente per superare il risultato complessivo dell'anno precedente, segno che la domanda era stata già fiacca nei mesi precedenti.
Le prime valutazioni per il 2025 indicano per il commercio al dettaglio elvetico un fatturato complessivo che si collocherà sul livello del 2024 o leggermente al di sotto. In termini nominali, le stime parlano di una possibile contrazione fino all'1,3% rispetto all'anno precedente, a conferma di un contesto di mercato impegnativo.
Il quadro appare però differenziato tra i diversi segmenti: il comparto alimentare ha mostrato una buona tenuta, registrando una crescita di poco superiore al 2,5%. Al contrario, il ramo non alimentare mostra un arretramento sensibile, con un calo di circa il 4%, che ha pesato in modo determinante sull'andamento complessivo.
Le prospettive per il 2026 vengono descritte come prudenti e non lasciano intravedere una rapida inversione di tendenza. Questo vale nonostante alcuni fattori macroeconomici potenzialmente favorevoli, come un'inflazione vicina allo zero, aumenti salariali reali e una concorrenza sui prezzi molto intensa.
A frenare i consumi contribuiscono però elementi di peso come l'elevato livello dei premi dell'assicurazione malattia, che grava sui bilanci delle famiglie, e la percezione diffusa di prezzi alti nel commercio al dettaglio, sebbene questi siano nuovamente scesi. A ciò si aggiungono una fiducia dei consumatori debole e le perduranti incertezze geopolitiche, che inducono molti nuclei familiari a mantenere un atteggiamento prudente e a limitare le spese non indispensabili.
Nel migliore dei casi, per il 2026 si prospetta un'evoluzione stabile, senza una chiara ripresa della dinamica dei consumi. Swiss Retail Federation segnala con preoccupazione il rischio che il rallentamento dei consumi possa protrarsi, con ricadute dirette su un settore che rappresenta uno dei pilastri dell'economia nazionale e un importante fattore di stabilità del mercato interno. Un indebolimento duraturo del commercio al dettaglio non è solo un problema per le singole imprese, ma anche per l'intero tessuto economico elvetico, mette in guardia l'organizzazione.
Sul tema prende brevemente posizione Dagmar Jenni, direttrice dell'organizzazione, che è stata interpellata dall'agenzia Awp.
Awp: Cosa ha influito negativamente sulle vendite nel 2025?
Dagmar Jenni: «Le ragioni sono molteplici. È certo che il morale dei consumatori rimane cauto a causa dell'aumento dei premi della cassa malati, ma anche della situazione geopolitica e del dibattito sui dazi doganali americani. Inoltre partiamo dal presupposto che nel 2025 le piattaforme asiatiche abbiano continuato ad affermarsi sul mercato elvetico, determinando così un crescente trasferimento del fatturato all'estero. Questo fenomeno è deplorevole, soprattutto perché questi attori beneficiano di vantaggi in termini di costi e spesso non sono soggetti agli stessi requisiti e alle stesse regole dei fornitori svizzeri».
Awp: Perché i buoni risultati natalizi non sono riusciti a compensare la tendenza al ribasso?
Dagmar Jenni: «Il commercio al dettaglio ha registrato risultati nettamente inferiori rispetto all'anno precedente nel primo e nel quarto trimestre. Ma anche il secondo e il terzo trimestre sono stati complessivamente deboli. Purtroppo, nemmeno la buona stagione natalizia è riuscita a compensare questa tendenza».
Awp: Quali sono le prospettive per il 2026?
Dagmar Jenni: «Senza un netto miglioramento del clima di fiducia dei consumatori, il commercio al dettaglio rimarrà sotto forte pressione anche nel 2026».




