Causò l'incidente che costò la vita a una 15enne: «So che ho fatto soffrire molte persone»

Il 20enne alla guida dell'auto che uscì di strada il 29 agosto 2023 a Barbengo gareggiava in Formula 4 e imboccò la curva a 109 chilometri orari.
LUGANO - Gareggiava in Formula 4 a livello europeo il 20enne cittadino italiano e statunitense che il 29 agosto 2023 a Barbengo uscì di strada con la sua auto, causando un incidente che si rivelò poi fatale per una 15enne della regione. È quanto emerso stamattina durante il processo tenutosi alle Assise correzionali di Lugano.
Quella notte, in via Agra, l'allora 18enne toccò una velocità di 116 chilometri orari su un limite di 80 e imboccò una curva a 109 all'ora. La vettura si scontrò quindi con un muro di contenimento, capovolgendosi e finendo la sua corsa sul tetto. A bordo, insieme al 18enne, c'era la vittima (una 14enne ticinese), una 15enne statunitense e un 17enne statunitense, tutti residenti nel Luganese.
Il tragico decesso, otto mesi dopo - La più giovane del gruppo risultò subito gravissima e, dopo un primo ricovero all'Ospedale Civico di Lugano, venne trasferita al Kinderspital di Basilea dove, in seguito a un peggioramento delle sue condizioni, il 6 maggio 2024 perse la vita.
La pena - Oggi il 20enne, che è tornato a vivere negli Stati Uniti, è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo, lesioni colpose e gravi infrazioni alle norme della circolazione.
Il processo si è svolto con rito abbreviato e le parti hanno concordato una pena di due anni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, più una multa di 1'000 franchi. Proposta di pena, questa, che la Corte ha accettato.
«Non ci sono parole» - «Davanti a eventi così tragici e ingiusti come quelli discussi oggi non ci sono parole», ha detto il giudice Marco Villa. «Lasciatemi però porgere ai familiari della vittima le mie condoglianze e la mia massima vicinanza».
«Questo premesso», ha continuato Villa, «i fatti sono stati riconosciuti e immediatamente ammessi. La pena proposta può quindi giudicarsi adeguata, anche in considerazione dell'età dell'imputato e dei risarcimenti effettuati».
«Ho continuato a correre, ma mi sentivo male» - In aula il 20enne ha spiegato di essere tornato a vivere negli Stati Uniti nel maggio del 2024, proprio in seguito al decesso della 15enne. «Dopo l'accaduto ho corso ancora un po' ma poi mi sentivo male e ho deciso di smettere».
L'imputato ha poi spiegato che dopo il rientro negli USA ha interrotto il percorso terapeutico: «Ho pensato che era il caso di andare avanti da solo piuttosto che parlarne con qualcuno. Penso che questo aiuto sia importante, ma ogni volta che andavo dallo psicologo sentivo che stavo rivivendo il momento ancora e ancora».
«Secondo me ha ancora bisogno di aiuto psicologico», ha replicato in tutta risposta il giudice.
«So che ho fatto una cosa molto brutta» - Il giovane ha infine dichiarato di soffrire ancora molto per l'accaduto: «Una notte su due, o almeno ogni settimana, vado a dormire pensando a quello che è successo. So che ho fatto una cosa molto brutta, ho fatto soffrire molte persone che non avrei mai voluto far soffrire».




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