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Adolescenti che escono la sera, c'è un'età giusta?

Genitori e figli interrogati sull’età più opportuna per "far serata", dopo la tragedia di Crans-Montana. Il consiglio della psicoterapeuta ai genitori: «Viaggiate sulla base del buon senso».
Adolescenti che escono la sera, c'è un'età giusta?
Davide Giordano tio/20min
Adolescenti che escono la sera, c'è un'età giusta?
Genitori e figli interrogati sull’età più opportuna per "far serata", dopo la tragedia di Crans-Montana. Il consiglio della psicoterapeuta ai genitori: «Viaggiate sulla base del buon senso».

LUGANO - Lo shock collettivo, per quanto accaduto a Crans-Montana la notte di Capodanno, rischia di minare le certezze di genitori e figli. Proprio a loro abbiamo chiesto: «C'è un'età giusta per uscire la sera?».

«Dopo la tragedia, la prima cosa che ho detto a mio figlio di quattordici anni è stata: "Non ce l'avrei fatta a mandarti a una festa alla tua età in un locale, perdonami se nei prossimi anni sarò molto più attenta a questo" - dice mamma Elisa -, lui ha capito subito che il divertimento non è tutto e che la vita vale molto di più».

«Uscivo già quando avevo tredici/quattordici anni», spiega invece Kilian. «Non è mai stato un grosso problema per me - continua il 35enne - dato che sono cresciuto in montagna in un paese piccolino: sei vicino a casa e i genitori non pensano che possa accadere una cosa del genere».

Meno permissiva è Jennifer. Per la 22enne l'età giusta è «18 anni»: «Io ho cominciato a quell'età». Quanto a uscire prima, non se ne parla: «Non sei ancora responsabile di te stesso ma lo sono gli altri», inoltre a quell'età «non hai ancora scoperto il mondo».

«Bisogna dare fiducia e sperare che la gente sia più responsabile - racconta invece la signora Carla, che ora ha un figlio grande -. Accompagnare i ragazzi a 14/16 anni? Io non mi sentirei di farlo: lo aspettavo fuori dai locali a carnevale ed è andata bene». C'è poi anche l'opinione di papà Sasha, che ha due gemelli 18enni: «L'età giusta è tra i 16 e i 17 anni ma sempre con controllo genitoriale e con un orario di rientro; massimo mezzanotte a casa».

Cosa dice la psicoterapeuta - Insomma, c'è o non c'è un'età giusta per consentire agli adolescenti di "fare serata"? Lo abbiamo chiesto a un'esperta: Annalisa Nespeca, psicoterapeuta specialista dell'età evolutiva. «Come genitori si viaggia sulla base del buon senso. È chiaro che un dodicenne non lo si fa uscire da solo la sera e probabilmente non ne ha nemmeno il desiderio. Verso i 15 anni, invece, si valuta il desiderio del ragazzo, con chi esce e l'ambiente dove va».

«Quanto al contesto - continua Nespeca - dobbiamo precisare che non esistono luoghi privi di pericolo e non è possibile proteggere i figli al 100%. Certo è che mandare il figlio a mangiare un gelato è diverso da mandarlo a una festa di ultrà».

«Valutare il gruppo» - Ulteriore distinzione da fare è se l'uscita viene effettuata in compagnia o in solitaria. «Il gruppo è più rassicurante ma va valutato dal genitore», che si deve chiedere: «Cosa va a fare nostro figlio? Che interessi hanno nell'uscita?». E sempre nel campo della valutazione genitoriale, va tenuta presente l'età: «Un 20enne che va in discoteca col suo gruppo di amici è differente dal ragazzo che lo fa a 15 anni, in quest'ultimo caso una valutazione in più sull'adeguatezza dell'uscita la farei».

Quanto all’orario di rientro, invece, la psicoterapeuta precisa che «escludendo le serate speciali, come quella di fine anno, un ragazzo di età da scuola media non va in giro fino alle due del mattino: lo troverei fuori luogo perché di sicuro non è con i suoi coetanei». Ecco dunque il tema della "responsabilità" del genitore, «che deve valutare quanto il proprio figlio sia in grado di proteggersi, di non mettersi in pericolo, di gestire determinate situazioni e di divertirsi in modo sano».

«Non basta dire "ah, mia figlia è responsabile"» - In questo conta certamente l'età. Un ragazzo più grande «possiede più esperienza, una valutazione della realtà più congrua ed è più responsabile di sé». Il tutto, senza dimenticare «la pericolosità dell'altro: del luogo e della persona», perché per stare tranquilli «non basta dire "ah, mia figlia è responsabile"», non considerando magari prima le capacità «di mettersi in sicurezza o di evitare certe persone».

Ma comunque la si pensi, inevitabile è il dover fare i conti con l'età dei figli che avanza e con essa il desiderio di scoprire il mondo. «Quando un figlio cresce, giustamente ha l'istinto di allontanarsi dalla famiglia e partecipare a un gruppo di pari». All'adulto spetta «valutare che il desiderio sia congruo all'età e alle sue capacità», che il genitore deve contribuire a sviluppare. «Noi siamo un ponte per il mondo, che è un posto pieno di pericoli. Dobbiamo permettere ai ragazzi di avere armi e pensiero per poter affrontare le difficoltà, anche con un'uscita serale».

Impossibile, infine, non fare riferimento a quanto accaduto a Crans-Montana. «Non conosco il locale, ma se era un bar con tanti adolescenti posso immaginare che fosse un ambiente abbastanza tranquillo. Altrimenti non penso che così tanti genitori abbiano acconsentito a mandare lì i ragazzi. Teniamo anche presente che era la notte di Capodanno, quando si concede un po' di più». Sbagliato dunque puntare il dito contro i genitori. «A 15/16 anni ci sta che siano stati fuori a festeggiare. L'uscita non era così fuori luogo, ci sono state vicende ben più discutibili di questa».

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