Il caso: decine di ristoranti e hotel ticinesi a rischio chiusura

Entro il prossimo 15 giugno dovranno ottenere il nuovo certificato di idoneità come richiesto dal Parlamento. C'è chi è in ritardo e ora trema.
LUGANO - La data è quella del 15 giugno 2026. Fa tremare i polsi a diversi esercenti e albergatori ticinesi. Entro quel giorno infatti dovranno ottenere il nuovo certificato di idoneità, come richiesto dal Parlamento nel 2023. «In linea teorica – evidenzia Marco Garbani, responsabile dell'Ufficio giuridico di GastroTicino – chi non è a posto entro il 15 giugno, potrebbe dovere chiudere il giorno dopo. Non è utopia. Bisogna prenderne consapevolezza».
«Tre anni non sono così tanti» – Il tempo per sistemare le proprie strutture secondo le regole aggiornate c'è stato. Si parla pur sempre di ben tre anni. «Ma ci sono un sacco di variabili da considerare – spiega a tio.ch un albergatore che desidera restare anonimo –. I contatti con le ditte edili, i preventivi, la burocrazia, gli eventuali correttivi. Tre anni possono sembrare tanti. In realtà non lo sono. E in più mettere una dead line a metà giugno è discutibile. In piena stagione turistica il Ticino può permettersi di vedere chiudere diversi esercizi pubblici o alberghi da un giorno all'altro? Posticipare il termine all'inverno sarebbe più saggio».
«Ansia per diversi» – Stando a fonti degne di nota a inizio dicembre le strutture alberghiere (compresi i bed & breakfast) non ancora in regola erano circa 800. Tanti anche i ristoranti e i bar. «All'inizio – sottolinea Massimo Suter, presidente di GastroTicino – i ristoranti e i bar che necessitavano di essere sistemati erano due terzi su circa 2.300 locali. Nel frattempo c'è chi è corso ai ripari. È altrettanto vero che in diversi hanno temporeggiato e adesso si trovano in una situazione d'ansia».
«Tutto deve essere chiaro» – Ma in cosa consiste in pratica questo nuovo certificato? Suter sintetizza: «Deve essere tutto a norma. Sia dal punto di vista degli impianti elettrici, sia per quanto riguarda i sistemi anti incendio, ad esempio. Deve essere chiaro anche l'organigramma: da chi è gerente a chi ricopre altri ruoli. Sto ricevendo diverse telefonate da esercenti preoccupati. Noi d'altra parte abbiamo richiamato più volte i nostri affiliati su questa questione».
Dramma di Crans come spartiacque? – Garbani è esplicito: «Se in occasione della precedente revisione che doveva entrare in vigore nel 2014 si è ottenuto un anno di proroga questa volta dubitiamo che ci sia questa flessibilità. Dopo il dramma di Capodanno a Crans-Montana nessuno può permettersi di sgarrare».
«Non chiederemo proroghe» – «In alcune circostanze i gerenti hanno posticipato troppo gli interventi edili – riprende Suter –. In altri sono stati i proprietari degli stabili a fare altrettanto. Un esercente ha tante cose per la testa. Però non può dimenticarsi di aspetti così importanti. Noi come associazione di categoria non chiederemo proroghe. Ci sembra irrispettoso dopo i fatti di Crans-Montana. Saranno eventualmente le autorità, Comuni e servizio permessi, a essere flessibili se lo vorranno».
La voce degli albergatori – Come andrà a finire questa faccenda? Sonja Frey, presidentessa di Hotelleriesuisse Ticino, è fiduciosa: «Penso che la maggior parte degli albergatori si sia mossa bene. Forse sono le piccole strutture quelle più in difficoltà. A volte bisogna correre tantissimo per accontentare i clienti e la burocrazia involontariamente scivola in secondo piano. E questo nonostante la comunicazione sul tema sia stata molto efficiente sin dall'inizio. Mancano comunque ancora sei mesi, personalmente resto ottimista».



