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SVIZZERA / ITALIA"Ci hanno chiusi in una stanza, la mia bambina è sulla coscienza della Svizzera"

10.07.14 - 10:48
Parla il marito della donna incinta respinta alla frontiera: "Ci hanno detto 'Fate silenzio e non rompete le scatole'"
Foto Ossolanews.it
"Ci hanno chiusi in una stanza, la mia bambina è sulla coscienza della Svizzera"
Parla il marito della donna incinta respinta alla frontiera: "Ci hanno detto 'Fate silenzio e non rompete le scatole'"

DOMODOSSOLA - Sul piccolo feretro bianco di Sara – doveva chiamarsi così e così sarà battezzata, sulla piccola tomba nel cimitero di Domodossola – incombono le domande. Quelle del padre: “Ritengo la Svizzera responsabile: se mia moglie avesse ricevuto le cure necessarie, forse ora…”. Quelle delle guardie di confine, che sull’incidente medico hanno aperto un’inchiesta mercoledì. Ieri, nel capoluogo ossolano si è svolto il funerale della bambina mai nata (vedi le foto nella gallery). Oggi le lacrime del marito della 22enne siriana, incinta di 28 settimane e respinta due volte tra Svizzera, Italia e Francia, fino a perdere il bambino, arrivano da questa parte del confine.

 

“Questa cosa dovrà essere appurata dalla magistratura: nella stazione di Briga siamo stati chiusi in una cella, mia moglie continuava a perdere sangue, le si sono rotte le acque: chiedevamo aiuto ma niente, neanche un’infermiera” racconta l’uomo, ancora sotto choc. “Fate silenzio e non rompete le scatole” avrebbero risposto le guardie di confine alle richieste della famiglia. La donna, racconta il marito, “non riusciva a reggersi in piedi: abbiamo chiesto una sedia a rotelle e ci hanno detto, di nuovo, di stare zitti. Ho dovuto caricarla sul treno con le mie braccia”. Respinta a Domodossola, da dove era partita, la famiglia di profughi è stata trasportata d’urgenza all’ospedale ossolano, ma era troppo tardi: la bambina era già morta. Un altro figlio della coppia, di 2 anni, è stato ricoverato con 40 di febbre, vomito e diarrea.

 

Lo sfogo: “Pensavo che la Svizzera fosse un Paese civile, fuggiamo dalla morte e dalla guerra, cercavamo solo accoglienza. Invece sono stati calpestati i miei diritti, quelli di mia moglie e di questa bambina che non è potuta mai nascere” si sfoga l’uomo.

 

I legali della coppia fanno sapere di stare “valutando al momento quali azioni legali intraprendere”: una possibilità presa in considerazione è il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Dalla loro, avrebbero anche un video girato con il telefonino di un membro della famiglia. “Il mio – fa sapere il padre della piccola Sara – mi è stato sequestrato dalle guardie di confine svizzere”. 

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