Bondo, appelli carichi di emotività al termine del processo

Tutti gli imputati hanno chiesto l'assoluzione. La difesa: «Se si dovesse escludere ogni rischio residuo, gran parte dei Grigioni diventerebbe inabitabile»
PONTRESINA - Nel processo di Bondo, tutti gli imputati hanno chiesto l'assoluzione non risparmiando critiche alla giustizia grigionese e a un perito esterno. Il procedimento si è concluso con appelli finali carichi di emozione da parte di tre imputati.
Anna Giacometti, consigliera nazionale PLR e all'epoca sindaca del Comune di Bregaglia durante la frana dell'agosto 2017, ha dichiarato nella sua arringa finale davanti al tribunale: «Ci sono eventi che ti segnano per tutta la vita. Questo fa sicuramente parte di quelli.» Ha quindi espresso profondo dispiacere per la sorte delle otto persone decedute e la sofferenza dei loro familiari, sottolineando di aver agito come presidente del Comune secondo scienza e coscienza.
Il suo difensore ha illustrato le ragioni per cui, a suo avviso, Giacometti si trova ingiustamente davanti al tribunale. L'allora sindaca avrebbe preso le decisioni sulla chiusura dei sentieri nella Val Bondasca basandosi sull'esperienza dei collaboratori dell'Ufficio foreste e pericoli naturali e del geologo, attuando tutte le raccomandazioni fornite dagli esperti.
L'avvocato ha inoltre sostenuto che la consigliera nazionale PLR sia stata accusata in modo arbitrario. Le decisioni, ha sottolineato, furono prese collegialmente dall'esecutivo comunale e Giacometti, all'epoca, non era responsabile diretta della sicurezza. «La mia assistita è stata accusata unicamente perché allora era a capo del Comune», ha affermato.
«Grande pericolo per tutti i sindaci»
Secondo il difensore, una condanna rappresenterebbe un grave rischio per tutti i sindaci, che in caso di eventi mortali nei loro comuni dovrebbero sempre temere di essere perseguiti penalmente.
Anche i due imputati dell'Ufficio foreste e pericoli naturali hanno preso la parola martedì pomeriggio nelle loro arringhe finali. Entrambi hanno dichiarato di essere rimasti segnati dalla tragedia. Il geologo ha espresso solidarietà ai familiari delle vittime: «Cerchiamo sempre di ridurre al minimo i pericoli. Purtroppo, però, nel caso dei pericoli naturali il rischio zero non esiste.» In questa occasione, tragicamente, si è verificato il rischio residuo.
«Tutto questo ha pesato sulla mia famiglia»
Il geologo ha aggiunto: «Il procedimento penale è stato molto pesante per la mia famiglia e, come ho saputo, anche per molte persone che si occupano di pericoli naturali.» Ha dichiarato di non comprendere perché l'accusa sia ancora in piedi, dato che il perito esterno che li aveva accusati ha confermato, in quasi tutti i punti essenziali, le perizie di parte successive, che di fatto li scagionano. Gli altri due imputati hanno invece rinunciato all'arringa finale.
Dopo che lunedì il ministero pubblico, l'avvocato delle parti civili e i primi due difensori avevano tenuto le loro arringhe, martedì sono intervenuti anche i difensori di un dipendente comunale di Bregaglia e di un rappresentante cantonale, chiedendo entrambi l'assoluzione per i loro assistiti.
L'avvocato del guardaboschi comunale ha spiegato che il suo assistito ha svolto il ruolo di collegamento tra il Comune di Bregaglia, i collaboratori cantonali e il geologo esterno. In quanto guardaboschi, non aveva le competenze per prevedere frane imminenti e si sarebbe quindi affidato al giudizio degli esperti, che nella riunione del 14 agosto 2017 non avevano raccomandato la chiusura dei sentieri. Inoltre, non avrebbe potuto prendere decisioni autonome, come la chiusura dei sentieri.
«Gran parte dei Grigioni inabitabile»
L'avvocato del secondo dipendente cantonale ha dichiarato che una condanna porterebbe ad applicare in futuro un criterio irrealistico nella valutazione dei pericoli. «Uno sguardo alla carta dei pericoli dei Grigioni mostra che ampie parti del cantone sono minacciate da pericoli naturali», ha detto. Se si dovesse escludere ogni rischio residuo, gran parte dei Grigioni diventerebbe inabitabile, ha aggiunto.
Nessuno degli imputati dunque, secondo le difese, è da ritenere responsabile del fatto che, nel caso della frana al Piz Cengalo del 2017, si sia verificato il rischio residuo. L'evento tragico, per loro, non era prevedibile.
Se il Tribunale regionale di Pontresina giungerà alla stessa conclusione, lo comunicherà il 4 settembre. Il ministero pubblico ha chiesto pene pecuniarie sospese per i cinque imputati.



