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L'export di orologi sta aumentando, «ma occorre rimanere prudenti»

La solidità dei mercati occidentali sostiene il settore orologiero, nonostante le difficoltà persistenti in Asia.
L'export di orologi sta aumentando, «ma occorre rimanere prudenti»
Depositphotos (halocraft)
Fonte Ats
L'export di orologi sta aumentando, «ma occorre rimanere prudenti»
La solidità dei mercati occidentali sostiene il settore orologiero, nonostante le difficoltà persistenti in Asia.

GINEVRA - Malgrado due mesi consecutivi di aumento dell'export di orologi il presidente della Federazione dell'industria orologiera (FH) Yves Bugmann invita alla prudenza per il resto dell'anno, a causa di un contesto mondiale ancora troppo incerto.

"È prematuro trarre conclusioni ottimistiche", afferma in un'intervista all'agenzia Awp. "Restiamo prudenti nell'interpretazione dei risultati mensili considerati singolarmente", dichiara. La crescita registrata in giugno deriva principalmente dal numero di giorni lavorativi (due in più rispetto al 2025) e da un effetto base favorevole. In luglio l'incremente è stato trainato soprattutto dagli Stati Uniti, nonostante una base di paragone molto elevata nel 2025, e dal Regno Unito, a sottolineare la solidità di questi mercati. Al contrario, importanti sbocchi come il Giappone o la Cina hanno segnato un calo.

"Tutti gli indicatori mostrano che il mercato americano rimane solido, dopo cinque anni di crescita sostenuta. I dati recenti lo sottolineano chiaramente. L'andamento su sette mesi (-7,4%) è dovuto all'eccezionale effetto base indotto dalle forti esportazioni dell'aprile 2025 (+150%), in previsione del primo aumento dei dazi doganali. Se si confrontano con il loro livello a fine luglio 2024, le esportazioni orologiere verso gli Stati Uniti hanno registrato una crescita del 14,9%. Questo progresso è dovuto alla forte domanda dei consumatori, che si spiega con il valore simbolico e tecnico unico associato agli orologi elvetici e all'etichetta Swiss made".

Per quanto riguarda la Cina, invece, il quadro rimane cupo. Il calo è stato molto marcato sia in giugno che in luglio (-16,5% e -18,5%), portando il saldo dei primi sette mesi a -7,1%. L'attesa ripresa, dopo oltre due anni di crisi, non sembra affatto all'orizzonte: "Nel complesso, il mercato cinese rimane difficile, dopo essersi ridotto di un terzo in due anni. I primi mesi del 2026 lasciavano presagire che il punto più basso fosse stato raggiunto, senza tuttavia presentare prospettive di ripresa significative". Bugmann ha comunque accolto con favore la modernizzazione dell'accordo di libero scambio con la Cina, firmata la scorsa settimana tra Berna e Pechino: "È una buona notizia per la nostra industria, nella misura in cui l'intesa eliminerà gradualmente i dazi doganali residui che sussistono ancora sulla maggior parte delle posizioni tariffarie orologiere".

Un fenomeno che ha attirato l'attenzione è l'esplosione delle esportazioni verso la Francia, che con un +70% nei primi sette mesi del 2026 è diventata il secondo mercato di sbocco. Secondo FH, l'impennata non è dovuta a un boom dei consumi, ma piuttosto al fatto che l'esagono sta fungendo da centro logistico e piattaforma di redistribuzione mondiale. "Questa evoluzione riguarda solo l'Unione europea", precisa l'intervistato. "La nostra prima ipotesi era effettivamente quella di un cambiamento dei flussi logistici, ma al momento non può essere convalidata chiaramente: non possiamo fornire ulteriori dettagli per ora".

Dal resto dell'Europa le notizie non sono molto positive. "Il calo osservato su alcuni mercati si inserisce in un contesto di incertezza economica che colpisce la fiducia dei consumatori, come testimonia l'esempio della Germania che perde terreno da diversi mesi. Una ripresa economica dispiegherebbe un effetto positivo sul potere d'acquisto e permetterebbe di ripristinare la fiducia delle famiglie che hanno ridotto le loro spese discrezionali", conclude il presidente FH.

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