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Basilea CittàCondannato per omicidio, ma alla famiglia non basta: «Resta l’incredulità»

17.06.24 - 12:28
I parenti della vittima del delitto di Basilea del 2021 hanno ricevuto un verdetto, ma quasi nessuna risposta.
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Condannato per omicidio, ma alla famiglia non basta: «Resta l’incredulità»
I parenti della vittima del delitto di Basilea del 2021 hanno ricevuto un verdetto, ma quasi nessuna risposta.

BASILEA - Per una settimana sono rimasti per ore nella stessa aula con l'assassino che aveva ucciso il loro fratello/figlio.

Il “mostro”, come lo chiama la sorella gemella della vittima, il 15 agosto del 2021 aveva tolto la vita al loro caro, all'epoca 28enne.

Un omicidio che, nella sua assurdità e casualità, aveva lasciato perplessi tanto gli inquirenti quanto i famigliari. L'accoltellamento era avvenuto durante un alterco improvviso, fra persone che non si conoscevano, nei pressi del lido di Lysbüchel a Basilea.

Il giovane ferito, era poi morto sul posto, dissanguato.

L'accoltellatore, un (allora) 23enne zurighese di origini croate noto con il soprannome di “Tyson” per i suoi trascorsi turbolenti.

Risposte che non arriveranno mai - Genitori e fratelli erano presenti al processo dell'assassino per ottenere risposte. Che però non sono arrivate.

Venerdì pomeriggio, la sentenza: l'oggi 25enne è colpevole di omicidio e sconterà 19,5 anni di prigione. Una pena sospesa a favore di un trattamento stazionario psichiatrico a causa della presenza di un disturbo antisociale della personalità.

A causa di quanto commesso, il cittadino croato è stato inoltre espulso dalla Svizzera per dieci anni e dovrà pagare ai parenti del defunto un risarcimento a sei cifre.

È probabile che il caso, però, segua tutti i gradi di giudizio dovendo passare dunque dalla corte d’appello e dalla corte federale.

L'appello della madre - «L'incredulità resta», ha sottolineato la madre del defunto dopo il verdetto. Il riconoscimento della colpevolezza e la condanna non riporteranno indietro il figlio.

I parenti attendono risposte mai pervenute. Durante l'udienza la madre, con voce tremante, si è rivolta ancora una volta all'imputato, che non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito al delitto.

«Vorrei chiederti ancora di dire qualcosa su ciò che ricordi». Il 25enne ha girato il capo, i loro occhi si sono incontrati per un istante, ma poi ha abbassato la testa senza dire nulla.

Le sue scuse per l'atto compiuto, inoltre, sono suonate finte e studiate. Nemmeno la corte gli ha riconosciuto un reale senso di rimorso per quanto commesso.

Anche un altro tentato assassino - Il tribunale lo ha condannato anche per tentato assassinio in relazione a un episodio avvenuto a Zurigo poche settimane prima del crimine di Basilea.

In questa occasione, l'oggi 25enne aveva ferito gravemente alla testa un altro uomo con un coltello. All'epoca l'imputato consumava cocaina, alcol e steroidi in quantità copiose e aveva già avuto precedenti penali per reati violenti.

Il giovane croato è stato condannato anche per lesioni semplici e infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, mentre è stato assolto dal reato di furto di diversi telefoni cellulari. La sentenza non è ancora cresciuta in giudicato e può essere impugnata.

Una denuncia è ancora pendente - La madre si è occupata intensamente del procedimento, prima del processo, e si è assicurata che un testimone importante fosse interrogato dal tribunale. Come querelante privato, il caso continuerà a riguardarla. Lei si oppone al fatto che il procedimento contro un possibile complice debba essere interrotto. «Devo farlo per mio figlio. Avrebbe voluto che tutto fosse chiaro», sottolinea la donna.

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