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SVIZZERARubava le lettere con le carte di credito e si dava alla pazza gioia, condannato un postino

05.05.23 - 12:02
L'uomo, impiegato nel canton Berna e a processo in questi giorni, è stato licenziato dalla Posta.
Reto Oeschger/Tamedia AG
Rubava le lettere con le carte di credito e si dava alla pazza gioia, condannato un postino
L'uomo, impiegato nel canton Berna e a processo in questi giorni, è stato licenziato dalla Posta.

BERNA - Condannato e licenziato. Triste fine per un postino di Berna che ha rubato le carte di credito spedite per posta a una cittadina, per poi poter fare acquisti privati. Il fatto risale alla scorsa estate, ma è stato reso noto solo oggi dal portale 20 Minuten.

Una donna di Berna aveva richiesto una carta di credito alla sua banca, ma a distanza di diversi giorni né la carta né il codice Pin erano mai arrivati a destinazione. Nonostante ciò ricevette sul cellulare una notifica di alcune transazioni effettuate sul suo conto.

Immediato scattò il sospetto. Dopo aver bloccato la carta di credito tramite l’App la donna chiamò la sua banca: «Furono in grado di identificare altre transazioni, che sono state però rifiutate» ha raccontato la 32enne bernese.

Solo di recente la donna è venuta a sapere dell’identità dell’autore del furto. Si tratta di un dipendente della Posta di 41 anni. Si era praticamente intascato almeno quattro carte di credito e relativi Pin per dedicarsi allo shopping sfrenato: non solo cibo, ma anche vestiti, dispositivi elettronici e medicinali. Danno totale: circa 3'800 franchi. 

Il pubblico ministero di Berna ha riconosciuto l'uomo colpevole di violazione dei segreti privati, furto e abuso fraudolento del sistema informatico. Dovrà pagare una multa di 3'650 franchi e una parcella di 300 franchi. 

La Posta appena saputo della condanna ha provveduto immediatamente a licenziare il postino. «Con circa 47'000 collaboratori, la Posta è un riflesso della società: singoli casi di violazione della legge non possono mai essere evitati del tutto» ha commentato la portavoce Jacqueline Bühlmann, facendo notare tuttavia che casi simili sono del tutto eccezionali. 

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