Troppi maiali e pochi acquirenti

La crisi dei suini in Svizzera allarma gli allevatori: le cause dello squilibrio del mercato tra domanda e offerta.
ZURIGO - Gli allevatori di maiali sono in crisi. Nemmeno la prospettiva di un’estate ricca di grigliate riesce a rassicurare il settore. Le abitudini alimentari degli svizzeri stanno cambiando e gli allevatori subiscono il crollo del prezzo della carne al chilo registrato negli ultimi anni. «È una perdita enorme, siamo molto preoccupati», ha dichiarato l’associazione di categoria Suisseporcs al Tages-Anzeiger, commentando il calo da 4,8 franchi al chilo a 3,2 in appena un anno.
Il settore è diviso sui rimedi da attuare
La situazione è quindi delicata e richiede interventi per limitare i danni. Ma su quali misure adottare il settore è diviso. Mercoledì scorso un’assemblea straordinaria dei delegati ha respinto una proposta dell’associazione, che prevedeva premi per la dismissione dei posti per scrofe da riproduzione. L’obiettivo era sostenere finanziariamente gli agricoltori disposti a ridurre la produzione. Un primo passo, però, bocciato per una manciata di voti.
All’origine del problema c’è una produzione che non rispecchia più le esigenze del mercato. Attualmente nei macelli svizzeri vengono macellati ogni settimana circa 47.000-48.000 suini, ma il mercato ne assorbe solo circa 44.000. Ogni sette giorni, secondo il Tages, circa 100mila costolette di maiale restano nei magazzini.
L’eccesso di produzione difficilmente può essere esportato. La produzione svizzera è costosa, le esportazioni funzionano solo in misura limitata e, quando avvengono, spesso avvengono in perdita.
La prima soluzione proposta è già stata bocciata
Per frenare il calo dei prezzi del suino, la dirigenza di Suisseporcs, guidata dal presidente Andreas Bernhard e dal direttore Stefan Müller, ha elaborato un piano: agli agricoltori che rinunciano volontariamente a un posto per scrofe da riproduzione sarebbero stati riconosciuti circa 2000 franchi di indennizzo. I pagamenti sarebbero stati finanziati da un fondo alimentato da trattenute su ogni suino macellato.
La proposta è stata però respinta nella votazione di mercoledì, soprattutto per l’opposizione della Svizzera orientale. Qui molti hanno visto nel premio un «paracadute» per aziende non redditizie, finanziato dagli allevatori che invece mantengono sotto controllo la produzione.
L'estate? Una boccata d'ossigeno
Su un punto, tuttavia, tutti i produttori concordano: servono soluzioni, come sottolinea il direttore di Suisseporcs Stefan Müller. Quali siano, però, resta da definire. «Siamo tornati al punto di partenza». Nei prossimi mesi, secondo Müller, gli allevatori discuteranno un ventaglio più ampio di possibili interventi. Nel frattempo, ogni settimana arrivano sul mercato troppe costolette di maiale e cervelat.
Almeno un elemento positivo c’è: l’associazione si dichiara soddisfatta dell’attuale stagione delle grigliate. «Si consuma molta carne di maiale e per questo siamo grati», afferma Müller. Questa settimana il prezzo al chilo è sceso di altri 50 centesimi. E quando la stagione delle grigliate finirà, dopo l’estate, potrebbe diminuire ulteriormente.



