Ombre naziste su un Cézanne esposto alla Fondazione Beyeler

Un acquerello del pittore francese è al centro di una controversia internazionale
BASILEA - Un acquerello del pittore francese Paul Cézanne (1839-1906), esposto recentemente alla Fondazione Beyeler di Riehen (BS), è al centro di una controversia internazionale legata alle spoliazioni naziste e alla restituzione delle opere d'arte sottratte agli ebrei durante il Terzo Reich. L'opera, "La Montagne Sainte-Victoire" (1888 circa), potrebbe infatti essere stata perduta dal suo proprietario originario, il collezionista e imprenditore ebreo Gustav Schweitzer, in seguito alle persecuzioni naziste.
A sollevare il caso è stato il ricercatore Willi Korte, incaricato dagli eredi della famiglia Schweitzer. Attraverso documenti rinvenuti negli archivi pubblici di Basilea, Korte avrebbe ricostruito parte della storia dell'acquerello, come racconta "The Art Newspaper". Secondo le sue ricerche, Schweitzer - fuggito da Berlino nel 1935 per sfuggire alle persecuzioni antisemite, prestò l'opera a una mostra organizzata nel 1936 dalla Kunsthalle Basel.
La documentazione mostra che, terminata l'esposizione, Schweitzer chiese al curatore del museo di custodire il dipinto e di aiutarlo a trovare un acquirente. Dopo un intervento di restauro pagato dallo stesso collezionista, però, la vendita non andò in porto e nel 1939 l'opera sarebbe stata spedita alla segretaria di Schweitzer a Parigi. Da quel momento, le tracce del dipinto diventano incerte. Per Korte, le circostanze lasciano aperte due ipotesi: l'opera potrebbe essere stata venduta sotto costrizione dopo la fuga di Schweitzer dalla Germania, oppure confiscata nei territori occupati dai nazisti. Per questo motivo, il ricercatore ha chiesto alla Fondazione Beyeler di non restituire l'acquerello agli attuali proprietari privati che lo avevano prestato alla mostra, sostenendo che il museo avesse una «responsabilità storica» nell'approfondire il caso.
La Fondazione Beyeler, tuttavia, ha dichiarato che informerà il prestatore delle contestazioni emerse, ma che non può trattenere legalmente l'opera senza una base giuridica concreta, secondo quanto riportato da "The Art Newspaper". L'istituzione ha inoltre precisato che le verifiche sulla provenienza delle opere prestate per mostre temporanee non possono essere approfondite quanto quelle effettuate sulle opere della collezione permanente. L'acquerello, inoltre, non compariva nella banca dati tedesca delle opere d'arte perdute durante il nazismo.
La vicenda assume toni ancora più drammatici alla luce della storia personale della famiglia Schweitzer. Gustav Schweitzer morì a Manila (Filippine) nel 1939 durante un viaggio d'affari. La sua segretaria, rimasta a Parigi, fu deportata nel 1942 e uccisa ad Auschwitz pochi giorni dopo il suo arrivo. La moglie del collezionista riuscì invece a rifugiarsi negli Stati Uniti nel 1938. Oggi il nipote della coppia, residente negli Usa, è l'unico erede diretto della famiglia.
Il caso riaccende il dibattito sul ruolo della Svizzera nella gestione delle opere d'arte con provenienze legate all'epoca nazista, una questione già emersa negli ultimi anni attorno alla controversa collezione Emil Bührle del Kunsthaus di Zurigo. Secondo lo storico Georg Kreis, esperto dei rapporti tra Svizzera e nazismo, la Fondazione Beyeler potrebbe svolgere un ruolo di mediazione tra gli eredi Schweitzer e gli attuali proprietari dell'opera. Kreis ha osservato che il dipinto rischia ormai di essere gravato da una «pesante nube di sospetti» rendendone difficile anche una futura vendita senza un accordo che riconosca almeno la possibilità di una perdita legata alle persecuzioni naziste.



