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SVIZZERA

Mancano gli alloggi, ma non si vuole rimediare

La penuria di abitazioni è fortemente percepita, ma i progetti per costruire edifici più alti non vengono accolti con favore
Depositphotos (elxeneize)
Fonte Comparis.ch
Mancano gli alloggi, ma non si vuole rimediare
La penuria di abitazioni è fortemente percepita, ma i progetti per costruire edifici più alti non vengono accolti con favore

ZURIGO - La Svizzera sente la morsa della carenza di alloggi, ma quando si passa dalle lamentele alle soluzioni... il consenso si sgretola. È il paradosso che emerge da un sondaggio rappresentativo di Comparis: il 59% della popolazione percepisce una penuria di abitazioni nella propria regione, percentuale che sale al 66% nelle città. Eppure, proprio le misure edilizie più efficaci per creare nuovo spazio abitativo incontrano un netto rifiuto sociale.

A questo si dice di no - Metà degli intervistati si oppone alla costruzione di edifici più alti, oltre i sei piani, mentre il 68% dice no a una maggiore densificazione che riduca spazi verdi e distanze tra le case. Ancora più marcata è l’opposizione a nuove zone edificabili: il 66% non è disposto a sacrificare aree agricole o naturali. Solo l’idea di limitare le opposizioni ai progetti edilizi raccoglie una maggioranza relativa. «Non possiamo chiedere più spazio abitativo e allo stesso tempo impedire qualsiasi cambiamento edilizio. È come voler salire comodamente in cima a un grattacielo, ma rifiutarsi di costruire un ascensore», riassume l’esperto immobiliare di Comparis Harry Büsser, parlando di un vero dilemma politico e sociale.

Cittadini e giovani sono pronti per case più alte - La frattura diventa più evidente osservando età e territorio. I giovani tra i 18 e i 35 anni e i residenti nelle città sono quelli che soffrono di più la carenza abitativa – e anche i più disposti ad accettare edifici più alti. Nelle aree urbane, la costruzione in altezza trova un sostegno maggioritario, mentre negli agglomerati l’entusiasmo cala rapidamente. Per Büsser, proprio le città dovrebbero essere il laboratorio di una soluzione pragmatica: costruire verso l’alto per ridurre la pressione sugli affitti e sul territorio.

Il rifiuto femminile - Ancora più marcate sono le differenze di genere. Uomini e donne percepiscono la carenza di alloggi quasi allo stesso modo, ma divergono nettamente sulle risposte: le donne respingono con maggiore decisione edifici più alti, costruzioni più dense e nuove zone edificabili. Secondo Büsser, i cambiamenti dell’ambiente abitativo sono vissuti più spesso come una perdita di qualità della vita dalle donne, mentre gli uomini tenderebbero ad avere un approccio più pragmatico, anche di fronte ai costi crescenti degli affitti.

Parlarne, o affrontare il problema? - Il quadro che ne emerge è quello di un Paese bloccato tra una domanda abitativa in forte crescita, un’attività edilizia insufficiente e ostacoli politici difficili da superare. Qualche timido segnale di apertura c’è, ma resta minoritario. «La politica e i committenti hanno bisogno di pazienza, coraggio e buoni argomenti. Soprattutto nei confronti delle donne e nelle regioni rurali», commenta Büsser. «Ora dobbiamo decidere: vogliamo combattere seriamente la carenza di alloggi o solo parlarne? Senza costruire più in alto e senza procedure più rapide per i permessi di costruzione, la penuria di alloggi si aggraverà».

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