SVIZZERAViolenza domestica: sentirsi insicuri tra le proprie mura

30.11.22 - 23:00
Qual è l’obiettivo di Karin Keller-Sutter? «Una Svizzera con meno crimini violenti, ma ci vorrà molto tempo»
20min / Ela Çelik
Violenza domestica: sentirsi insicuri tra le proprie mura
Qual è l’obiettivo di Karin Keller-Sutter? «Una Svizzera con meno crimini violenti, ma ci vorrà molto tempo»

BERNA - L'anno scorso in Svizzera si sono verificati quasi 20'000 casi di violenza domestica. Sul tema si è chinata la consigliera federale Karin Keller-Sutter. La Direttrice del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha in particolare chiarito cosa deve cambiare affinché queste cifre preoccupanti possano calare. 

Consigliera federale, una donna ha raccontato di essere stata spinta giù dalle scale dal suo compagno, perdendo così il figlio che portava in grembo. Cosa prova di fronte a queste storie?
«Mi colpiscono molto. Credo che sia una delle sensazioni peggiori quella di sentirsi minacciati tra le proprie quattro mura».

Lei si è subito chinata sul problema, non appena è stata eletta in Consiglio federale. Perché?
«Mi ha sempre preoccupata il fatto che ci fossero persone che non si sentono a proprio agio, libere o sicure, in casa. Inoltre, è un compito centrale dello Stato quello di proteggere la vita e l'incolumità dei cittadini. Non ci sono giustificazioni: sia che qualcuno venga picchiato per strada che in casa, è sempre violenza. Anzi, forse è ancora peggio quando ciò avviene proprio dove ci si dovrebbe sentire al sicuro».

Le persone vittime di violenza domestica riferiscono di non riuscire a parlarne per vergogna.
«Lo capisco benissimo. Nessuno vuole essere una vittima e dover raccontare di essere stato umiliato, maltrattato o picchiato. È importante che amici e familiari sostengano queste persone. Tutti noi abbiamo un ruolo. Quando ero nel governo cantonale di San Gallo ho introdotto una legge per la protezione dalla violenza domestica. Una granconsigliera è venuta da me in lacrime e mi ha detto che lei stessa era stata una vittima. Non me l'aspettavo, era una donna forte e sicura di sé, ma non ne aveva mai parlato con nessuno».

L'anno scorso sono stati registrati quasi 20'000 casi di violenza domestica, ma anche il numero di casi non denunciati è elevato. La Svizzera sta facendo abbastanza per proteggere le persone colpite?
«Una società senza violenza è difficile da realizzare. Dobbiamo anche ricordarci che la violenza domestica non è stata combattuta sistematicamente per molto tempo. Ma se le autorità competenti lavorano bene insieme, possiamo ottenere dei miglioramenti. Nella primavera del 2021 ho riunito tutti gli attori per un dialogo strategico e abbiamo definito dieci aree prioritarie di intervento. Questa cooperazione può contribuire a frenare la violenza».

Quali sono i risultati ottenuti finora?
«La Confederazione e i Cantoni si sono impegnati ad mettere in atto misure necessarie. I cantoni hanno accettato, ad esempio, di lanciare un test pilota su un pulsante d'emergenza da fornire alle donne. In Spagna, ad esempio, questo ed altri strumenti sono stati accolti molto bene. Nel prossimo futuro scopriremo quali Cantoni si renderanno disponibili per un progetto pilota».

L'impressione è che i progressi siano piuttosto lenti...
«In Svizzera il sistema federale è così. Bisogna essere consapevoli che le decisioni a livello di polizia spettano ai Cantoni e che sono coinvolte diverse autorità. Il governo federale può moderare, motivare e sostenere. Ci sono comunque Cantoni che si sono già mossi, che hanno unità e agenti di polizia specializzati. Non è lo stesso ovunque, ma il vantaggio è che si può controllare quali misure adottate dai singoli Cantoni funzionano».

Quali sono le misure preventive da adottare, per evitare che accadano episodi di violenza domestica? 
«Si parte sempre dall'educazione e dall'istruzione. Quando i bambini subiscono violenze in famiglia, imparano un determinato modello di risoluzione dei conflitti. Ma i bambini dovrebbero imparare che i conflitti si risolvono con la conversazione e non con la violenza. È importante che uno accetti la volontà dell'altro, anche una separazione. La donna non deve essere vista come una proprietà da trattenere con tutte le forze. Questo non è solo un compito dello Stato, ma un compito permanente della società».

Quali risultati spera di aver raggiunto nel campo della violenza domestica entro la fine del suo mandato?
«Spero che tutte le persone coinvolte siano consapevoli dell'importanza della questione e di quanto sia importante per il benessere delle persone vivere in un ambiente privo di violenza. Mi auguro che ci siano meno crimini violenti. Sarebbe un grande successo, ma per vederlo accadere dovrò probabilmente rimanere in carica per molto tempo».

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