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SVIZZERA«Razzismo sistematico in Svizzera», Berna non ci sta

03.10.22 - 15:16
Secondo l'Onu non si tratta di casi isolati ma di una costante, prossimamente uno studio per fare chiarezza.
Deposit (foto archivio)
Fonte ATS ANS
«Razzismo sistematico in Svizzera», Berna non ci sta
Secondo l'Onu non si tratta di casi isolati ma di una costante, prossimamente uno studio per fare chiarezza.

BERNA - Berna respinge al mittente le accuse di «razzismo sistemico» formulate da esperti dell'ONU nei confronti del nostro Paese. «Sono il frutto di supposizioni e malintesi», afferma l'ambasciatore elvetico all'ONU di Ginevra Jürg Lauber, che promette uno studio in materia.

Una questione urgente - «Il razzismo e la discriminazione razziale, anche nei confronti delle persone di origine africana, sono problemi che devono essere affrontati con urgenza», ha detto Lauber oggi a Ginevra al Consiglio per i diritti umani. La politica ha già riconosciuto l'esistenza del problema: il Servizio per la lotta al razzismo pubblicherà uno studio nelle prossime settimane, ha aggiunto l'ambasciatore.

La presidente del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite Catherine Namakula, che non si è espressa a nome dell'ONU, ha presentato oggi al Consiglio il rapporto finale della recente visita in Svizzera, che riprende le conclusioni e le raccomandazioni comunicate lo scorso gennaio.

Preoccupazione a Ginevra - «Siamo molto preoccupati per l'atteggiamento delle forze dell'ordine e del sistema giudiziario», ha affermato Namakula. In gennaio il Gruppo non aveva esitato a dire che «la ricchezza moderna della Svizzera è direttamente legata all'eredità della schiavitù», prendendo di mira in particolare la profilazione razziale e le «umiliazioni» da parte delle forze dell'ordine.

Da parte sua Lauber si è rammaricato che il dialogo con le autorità onusiane non sia potuto durare più a lungo. Per l'ambasciatore le considerazioni del Gruppo sono in parte basate su «supposizioni» e «malintesi». «Molte conclusioni generali sembrano basarsi solo su uno o pochi casi isolati, che non sono rappresentativi della situazione», ha sostenuto il rappresentante elvetico.

Non un caso isolato - In gennaio, durante una visita di dieci giorni, gli esperti avevano incontrato il giovane recidivo Brian nel penitenziario Pöschwies di Regensdorf (ZH). Pochi giorni prima dell'arrivo della delegazione, le autorità di Zurigo avevano annunciato che il regime di detenzione del giovane delinquente, in precedenza conosciuto con il soprannome "Carlos", sarebbe stato allentato. Brian era rinchiuso per 23 ore al giorno in una cella individuale, senza alcun contatto con altri prigionieri. Il suo caso «è un esempio di razzismo sistemico», aveva detto allora ai giornalisti la presidente del gruppo di lavoro sulle persone di discendenza africana, l'americana Dominique Day.

Gli esperti avevano anche incontrato i famigliari dell'uomo ucciso l'anno scorso dalla polizia alla stazione di Morges (VD). Il gruppo di lavoro era giunto alla conclusione che le indagini e i procedimenti giudiziari sulle violenze della polizia non sono sufficientemente indipendenti. Il rapporto contiene anche punti positivi: vengono in particolare ben accolti i progressi fatti nel sostenere le iniziative che combattono il razzismo nel Paese.

Indagini indipendenti - Il gruppo di lavoro raccomanda ora alla Svizzera di porre fine all'impunità della polizia nominando procuratori indipendenti. Vuole indagini su tutte le morti in detenzione o nei centri d'asilo e più «dati etnici» per valutare la portata della discriminazione razziale.

Ribadendo le richieste fatte da altri esperti dell'ONU negli ultimi anni, il Gruppo auspica meccanismi di denuncia indipendenti per le vittime. La futura istituzione nazionale dei diritti umani dovrebbe essere in grado di raccogliere simili denunce, ma questa possibilità non è stata prevista dal Parlamento federale.

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