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SVIZZERAFra benzina, grano e migranti: le ripercussioni in Svizzera di una guerra in Ucraina

14.02.22 - 14:21
Quello che potrebbe succedere da noi se l'esercito russo decidesse davvero di oltrepassare il confine.
keystone-sda.ch / STF (Vadim Ghirda)
Fonte 20 Minuten
Fra benzina, grano e migranti: le ripercussioni in Svizzera di una guerra in Ucraina
Quello che potrebbe succedere da noi se l'esercito russo decidesse davvero di oltrepassare il confine.
L'esperto: «La Svizzera politicamente marginale nel segno della neutralità. Ma avremmo potuto fare molto di più».

BERNA - Una tensione ormai insostenibile quella in Ucraina, dove non si aspetta che l'invasione. Proprio quella che, secondo alcune indiscrezioni dell'intelligence americana, la Russia aveva previsto di iniziare questa settimana. Nel frattempo, però, il Cremlino continua a negare qualsiasi intenzione bellica.

E, mentre il "tango" diplomatico fra le parti si fa giorno dopo giorno più serrato, anche un ufficiale svizzero è convinto che «il rischio di guerra in Europa non sia mai stato così elevato». Insomma, è opinione diffusa che questa che inizia sia una settimana fondamentale per quanto riguarda la questione Ucraina.

Se abbiamo già parlato delle ripercussioni sulla Svizzera di un possibile conflitto, focalizzandoci su commercio e prezzi di beni di prima necessità (come la benzina che sta andando alle stelle), oggi - con i colleghi di 20 Minuten - proviamo a farlo con uno sguardo un po' più ampio tenendo d'occhio possibili problematiche di politica estera, approvvigionamento e migrazione.

In caso di guerra Stati Uniti ed Europa hanno promesso sanzioni, e la Svizzera che farà?

In linea di massima dovrebbe appoggiarle, ma non è chiaro. Settimana scorsa la Russia ha chiesto a Berna di prendere posizione a riguardo mettendo apertamente sotto pressione il principio di neutralità elvetico. Cassis, come responsabile del Dfae, ha preferito non esporsi ufficialmente (e, confermano gli esperti, non sarebbe nemmeno tenuto a farlo).

In generale, il coinvolgimento diplomatico elvetico, è qui assolutamente marginale. La Svizzera non è membro dell'UE, non è membro della NATO ed è da sempre neutrale. È poco probabile che prenderà qualsiasi tipo di posizione. 

A preoccupare le Confederazione sono, verosimilmente, le possibili ripercussioni: «Comunque andrà il conflitto, un'incertezza dei mercati è da prevedere», commenta a 20 Minuten il professore di scienze politiche dell'Università di Basilea e responsabile di Swisspeace Laurent Goetschel, «è probabile che il Consiglio federale prenderà le sue decisioni in base all'approvvigionamento, francamente avrei preferito un nerbo maggiore e un impegno più attivo da parte di Berna».

Come mai preoccupa così tanto l'approvvigionamento? Cosa potrebbe andare storto?

Da una parte ci sono petrolio e gas, dei quali Russia è uno dei principali produttori e commercianti, dall'altra c'è invece il grano che arriva in Svizzera anche dall'Ucraina. I due Paesi ricoprono il 30% della produzione mondiale del cereale. In caso si "chiudessero i rubinetti" di una di queste risorse oltre il breve termine potrebbero verificarsi problemi che però non sono privi di soluzioni.

Per quanto riguarda benzina & co. , una volta terminate le scorte, c'è la possibilità di ricorrere ad altri fornitori (come Stati Uniti e Giappone) ma con complicazioni logistiche e sovrapprezzi che potrebbero causare dei contraccolpi importanti - e fatali - per diverse aziende svizzere. A venire interessato in maniera più forte, con un alto rischio chiusura, sarebbe soprattutto nel settore metallurgico che dal gas è fortemente dipendente.

Per quanto riguarda i generi alimentari, come già scritto nell'articolo sopracitato, la Svizzera possiede delle scorte d'emergenza sufficienti per diversi mesi. E vale anche l'appello alla responsabilità individuale, come confermato dall'Ufficio federale per l'approvvigionamento che invita le famiglie a tenere in casa cibo e beni di prima necessità per almeno una-due settimane. 

È da prevedere un nuovo flusso migratorio?

A dipendenza della scala delle operazioni belliche in Ucraina potrà verificarsi un più o meno importante spostamento di persone, e non è escluso che un numero di rifugiati potrebbe arrivare anche in Svizzera. «Se ci sarà un'invasione di massa, anche l'esodo sarà altrettanto consistente», commenta a 20 Minuten Nicolas Hayoz dell'Università di Friburgo.

Stando, invece a Groetschel, se l'esercito russo conquisterà solamente la parte orientale del Paese - quella già attualmente contesa - è piuttosto probabile uno spostamento interno ai confini nazionali, fenomeno che si era già verificato in precedenza.

Se si guarda al ventesimo secolo gli arrivi dall'ex-blocco comunista (in particolare l'ex-Cecoslovacchia) è stato nell'ordine delle decine di migliaia, quello dei paesi della Ex-Jugoslavia è invece stato molto più importante - e negli anni - ha riguardato centinaia di migliaia di persone.

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