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SVIZZERA

«Si tratta di un attacco diretto alla Croce Rossa»

Il vasto attacco informatico ha preso di mira proprio i server dell'organizzazione e non la società che li ospita.
Keystone
Fonte ats
«Si tratta di un attacco diretto alla Croce Rossa»
Il vasto attacco informatico ha preso di mira proprio i server dell'organizzazione e non la società che li ospita.
Un portavoce della CIRC: «Siamo noi a gestire i dati e le applicazioni, non una ditta esterna».
BERNA - Il vasto attacco informatico segnalato dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) di Ginevra mercoledì sera ha preso di mira direttamente i server dell'organizzazione e non della società che li ospita come si pensava i...

BERNA - Il vasto attacco informatico segnalato dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) di Ginevra mercoledì sera ha preso di mira direttamente i server dell'organizzazione e non della società che li ospita come si pensava in un primo tempo. Questo cyberattacco compromette i dati di più di mezzo milione di persone vulnerabili.

«Si tratta di un attacco diretto contro i server del CICR, e non contro la società che li ospita», ha indicato oggi a Keystone-ATS una portavoce dell'organizzazione, confermando un'informazione pubblicata dalla Tribune de Genève. «Siamo noi a gestire i dati e le applicazioni su questi server e non la società esterna», ha precisato.

Il CICR collabora da tempo con il fornitore in questione, «perché applica lo stesso rigore e gli stessi standard che applicheremmo a qualsiasi server ospitato internamente». La portavoce non ha tuttavia fornito maggiori dettagli riguardo la società, l'organizzazione non è infatti tenuta a rivelare i nomi dei subcontraenti.

A causa dei crescenti rischi di cyberattacco, la grande organizzazione umanitaria ha investito parecchio nella sicurezza informatica, ha precisato la portavoce nella sua risposta per iscritto. Sono infatti i sistemi di rilevamento attuali ad aver permesso d'individuare questa attività criminale.

Il CICR ha indicato ieri di auspicare di entrare in contatto con gli hacker. L'attacco interessa i dati di più di 515'000 persone che sono protette dall'organizzazione umanitaria e quindi vulnerabili. Tra queste figurano persone separate dalle loro famiglie a causa di conflitti e catastrofi, individui scomparsi e le loro famiglie, nonché persone in prigione.

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