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03.02.2021 - 15:020
Aggiornamento : 18:08

«Situazione troppo instabile, la normalità non è per domani»

Il Consiglio federale ha deciso di estendere l'assunzione dei costi della vaccinazione.

Sarà gratuita per infermieri e medici frontalieri. Segui la conferenza stampa da Berna.

BERNA - Il Consiglio federale ha deciso nella sua tradizionale seduta del mercoledì di ampliare la cerchia delle persone che possono farsi vaccinare gratuitamente contro il coronavirus in Svizzera. La Confederazione si assumerà infatti i costi della vaccinazione anche per le persone che vivono in Svizzera, ma non sono soggette all’assicurazione malattie obbligatoria. La vaccinazione sarà gratuita anche per i frontalieri non assicurati in Svizzera che lavorano in strutture sanitarie svizzere.

Estendendo l’assunzione dei costi, la Confederazione ha voluto agevolare l’accesso al vaccino alle persone che vivono in Svizzera, ma non sono assicurate contro le malattie. Si tratta soprattutto di personale diplomatico e dipendenti di organizzazioni internazionali. Lo stesso varrà anche per i frontalieri che lavorano in strutture sanitarie in Svizzera, ma sono assicurati contro le malattie nel Paese in cui risiedono.

Secondo le stime, la novità interessa circa 150'000 persone. «Se per ognuna di queste fosse stata emessa una fattura, i costi amministrativi sarebbero stati superiori ai costi della vaccinazione», motiva il Consiglio federale, aggiungendo che diversi Paesi limitrofi conoscono un disciplinamento analogo.

Il Consiglio federale prevede costi supplementari per 3,5 milioni di franchi. Il nuovo disciplinamento entra in vigore con effetto retroattivo dal 4 gennaio 2021.

Troppo presto per gli allentamenti - «Il tasso di riproduzione del virus è tornato a essere superiore a uno in molti cantoni», ha annunciato Alain Berset in conferenza stampa. Anche per questo motivo, secondo il Consiglio federale, è troppo presto per eventuali allentamenti prima della fine di febbraio. Anzi, non è probabile che le misure (tutte o alcune) vengano prorogate. «Non possiamo riaprire tutto da un giorno all'altro. C'è una luce alla fine del tunnel, ma ci vuole tempo», ha detto il consigliere federale. «Sappiamo che tutti sono stanchi, che è difficile per tutti».

Situazione instabile e dilemma - «Siamo di fronte a un dilemma», ha illustrato ancora Berset. «I numeri stanno evolvendo piuttosto bene, sono al livello di ottobre. Il problema sono le mutazioni che sono molto più contagiose. La situazione è molto instabile e vediamo una pandemia nella pandemia». La nuova variante britannica (attualmente circa il 20% del totale dei casi) «prenderà presto il sopravvento sulla vecchia» ha messo in guardia Berset.

Presto una risposta al Ticino - Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ticinese ha scritto a Berna chiedendo più controlli alle frontiere. «Non ne abbiamo discusso questa mattina, il tema della nostra riunione era un altro. Ma il Governo ticinese riceverà presto una risposta», ha assicurato Berset rispondendo a una domanda posta dai giornalisti presenti in sala.

30 milioni di vaccini, ecco perché - Un altro tema della conferenza stampa da Palazzo federale è stato la notizia dei nuovi contratti firmati dalla Confederazione e che garantiranno alla popolazione svizzera altre 17 milioni di dosi di vaccino. In tutto la Svizzera si è assicurata oltre 30 milioni di dosi, circa il doppio di quanto abbia realmente bisogno. «Continuiamo ad acquistarne perché vogliamo ridurre al minimo il rischio. Vogliamo essere pronti alle fluttuazioni e agli inconvenienti. Solo così potremo raggiungere il nostro obiettivo entro l'estate», ha spiegato Nora Kronig, vicedirettrice dell’UFSP.

Ma c'è anche una seconda motivazione: «Non sappiamo per quanto tempo saranno efficaci le vaccinazioni e vogliamo essere preparati anche alle nuove mutazioni. Il vaccino mRNA è il più adattabile, da qui i nuovi contratti con Moderna e Curavac».

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