Keystone
GRIGIONI
06.12.2020 - 08:050
Aggiornamento : 12:00

Kanye West nei Grigioni, nonostante i divieti

Il rapper ha trascorso tre giorni in Svizzera nonostante il divieto d'entrata per soggiorni brevi valido per gli USA.

La SEM: «L'entrata nel nostro Paese è consentita solo per situazioni d'emergenza o per appuntamenti di lavoro urgenti e non rinviabili. La decisione spetta comunque all'autorità di controllo doganale».

Fonte 20 Minuten / Daniela Gigor
elaborata da Adriano De Neri
Giornalista

COIRA - Lo scorso weekend il famoso rapper Kanye West è volato in Svizzera per incontrare il rinomato architetto grigionese Valerio Olgiati. Il motivo - come svelato dallo stesso Olgiati al Bünder Tagblatt - è una possibile collaborazione tra i due. 

«Ho scoperto che è un fan del mio lavoro e vorrebbe costruire in giro per il mondo con me», ha raccontato l'architetto negli scorsi giorni. Tra le intenzioni di West ci sarebbero quella di costruire una casa privata in Wyoming e una «piccola città» nei pressi di Atlanta.

La visita di Kanye West nei Grigioni - dove in tre giorni ha visitato sei edifici costruiti dall'Archistar elvetico - ha però fatto storcere il naso a diverse persone. Il motivo? Il rapper e il suo entourage non avrebbero rispettato il divieto d'ingresso per soggiorni di breve durata nei confronti di paesi terzi. Un divieto - precisa il Blick - valido naturalmente anche per gli Stati Uniti.

Per giustificare l'entrata nel nostro Paese avrebbe infatti dovuto sussistere «una situazione d'emergenza come il decesso di un familiare», spiega a 20 Minuten il portavoce della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) Reto Kormann. «Eccezioni - precisa senza conoscere il caso specifico - possono essere concesse per appuntamenti di lavoro urgenti e non rinviabili». Queste includono negoziazioni e firma di contratti. 

L'autorità di controllo doganale ha però sempre l'ultima parola. «Spettava a loro decidere se West avesse il diritto di entrare in Svizzera attraverso una frontiera esterna di Schengen, ovvero l'aeroporto. E toccava sempre a loro controllare se le condizioni d'ingresso fossero rispettate».

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