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SVIZZERA
10.11.2020 - 10:060

«L'AVS va sviluppata, non ridimensionata»

Le critiche dell'Unione sindacale svizzera alla riforma del primo pilastro

BERNA - L'AVS non va ridimensionata ma sviluppata. Lo afferma oggi l'Unione sindacale svizzera (USS) criticando fortemente la decisione della Commissione della sicurezza sociale del Consiglio degli Stati di sostenere l'innalzamento a 65 anni dell'età pensionabile per le donne previsto dalla riforma AVS 21 del Consiglio federale.

Con AVS 21, la rendita annuale delle donne sarà di 1'200 franchi inferiore, calcola l'USS, che si è basata sulla pensione mediana del 2018. In una nota, il sindacato ricorda inoltre che già oggi le pensionate hanno una rendita di un terzo più bassa di quella degli uomini. Il progetto, inoltre, non contiene «nessuno dei miglioramenti necessari per le donne».

Secondo Gabriela Medici, segretaria centrale dell'USS, ciò non è accettabile. «Una riforma dell'AVS può avere successo solo se risponde alle difficoltà specifiche che conoscono oggi le donne in materia di pensionamento, e se porta progressi significativi», ha dichiarato in una conferenza stampa tenutasi oggi, stando al testo del suo discorso.

Rendite in «caduta libera» - L'USS deplora anche il fatto che le rendite delle casse pensione siano «in caduta libera» da un decennio. «Se non cambiamo rotta, le pensioni continueranno a diminuire», ha ammonito Aldo Ferrari, vicepresidente del sindacato Unia, citato nel comunicato.

«Nei settori tipicamente femminili, rendite del secondo pilastro di soli 500-800 franchi al mese non sono rare», ha aggiunto Medici. Con delle pensioni così esigue non si può vivere, sostiene.

Medici insiste anche sul fatto che sono le donne a essere le più svantaggiate. Oltre 140'000 pensionate hanno dovuto ricorrere alle prestazioni supplementari dell'AVS nel 2019, il doppio rispetto agli uomini. Le divorziate e le vedove sono le più toccate.

Previdenza offra «prospettiva di prosperità» - L'USS fa poi notare che allo stadio attuale la maggior parte dei lavoratori attivi rischia di ritrovarsi in pensione senza un reddito sufficiente. «Torneremo quindi al tempo in cui era normale che vecchiaia e povertà andassero di pari passo», ha detto, stando al suo discorso, il presidente dell'USS Pierre-Yves Maillard. La previdenza dovrebbe invece offrire «una prospettiva di prosperità per tutti», sostiene ancora il consigliere nazionale (PS/VD).

Per l'USS, una diminuzione delle prestazioni sarebbe «un'assurdità economica», dato che implicherebbe un calo del potere d'acquisto per tutti. Maillard domanda poi che al termine della crisi attuale vengano concessi aumenti salariali. «Negli ultimi anni c'è stata una stagnazione proprio durante un boom economico», ricorda il vodese.

L'USS vorrebbe inoltre che almeno una parte degli utili della Banca nazionale svizzera (BNS) vengano versati all'AVS. La BNS dispone di 84 miliardi di riserve destinati alla futura distribuzione degli utili. «Costituzionalmente, questi soldi appartengono alla Confederazione e ai Cantoni, e sarebbero più che sufficienti per sostenere l'AVS invece di pianificare una riduzione delle prestazioni nel mezzo di una crisi», ha fatto notare Pierre-Yves Maillard.

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