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SVIZZERA«Non stiamo reagendo come lo scorso mese di marzo»

27.10.20 - 14:15
Come ogni martedì, un gruppo di esperti della Confederazione risponde alle domande dei giornalisti.
Keystone
«Non stiamo reagendo come lo scorso mese di marzo»
Come ogni martedì, un gruppo di esperti della Confederazione risponde alle domande dei giornalisti.
Ci troviamo nella situazione dello scorso marzo, «ma non stiamo reagendo allo stesso modo», ha sottolineato Martin Ackermann. Che non esclude un mini-lockdown. Stettbacher: «Letti in cure intense sufficienti per altri 14-15 giorni».

BERNA - La situazione epidemiologia in Svizzera è tutt'altro che rosea. Anche oggi l'UFSP ha annunciato 167 ricoveri, 16 decessi e un tasso di positività del 28% sugli oltre 25mila tamponi effettuati ogni giorno nel nostro Paese. Per fare il punto della situazione, come ogni martedì, diversi esperti della Confederazione si sono presentati davanti alla stampa per rispondere alle domande dei giornalisti.

«Il numero d'infezioni è più elevato rispetto alla prima ondata perché si testa di più, ma le ospedalizzazioni e i decessi attuali sono paragonabili a quello di marzo. E la crescita è esponenziale», ha spiegato Virginie Masserey dell'UFSP. La Svizzera romanda e la Svizzera orientale sono le regioni più colpite.

Mettersi in quarantena da soli - La situazione continua a essere seria e gli ospedali sono sotto pressione. «È essenziale ridurre i numeri - ha aggiunto -. La combinazione di mascherina, distanza e igiene personale rimane fondamentale. Il contact tracing è sovraccarico, per questo Masserey invita le persone entrate in contatto con qualcuno d'infetto a mettersi autonomamente in quarantena.

Ospedali sotto pressione - Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il servizio medico coordinato, ha parlato della situazione negli ospedali. «Non ho buone notizie». Dei 22.183 posti letto per acuti, 16.328 sono attualmente occupati. Le unità di terapia intensiva hanno un totale di 1.071 posti letto disponibili, di cui 725 occupati. Sono ancora disponibili 346 posti letto intensivi. «Senza ulteriori misure, i letti in cure intense sono sufficienti per 14-15 giorni, quelli in reparto per 10».

Con 200 posti si guadagnano solo 32 ore - Dopo gli interventi di Stéphane Rossini e Boris Zürcher, con il primo ha parlato delle indennità perdita di guadagno Corona e il secondo del lavoro ridotto, ha preso la parola Martin Ackermann: «Siamo contenti che la nostra voce venga ascoltata dalla politica. Al momento non ci sono alternative a misure drastiche», ha detto. Si vede già che negli ospedali si sta creando spazio per i pazienti con il coronavirus. «Se riusciamo ad aumentare di 200 il numero di posti nelle unità di terapia intensiva, guadagneremmo solo 32 ore», ha però sottolineato.

Non stiamo reagendo come a marzo - «Abbiamo più ricoveri e più morti rispetto a marzo. Ma non reagiamo allo stesso modo», ha aggiunto Ackermann. «I dati sui movimenti delle persone mostrano che non stiamo riducendo abbastanza la nostra mobilità. Siamo al 75% rispetto al normale e questo non è sufficiente». Per questo misure drastiche (che probabilmente verranno comunicate domani) «sono ormai inevitabili». Anche un mini-lockdown è ormai un'opzione.

L'economia soffre anche senza restrizioni - Jan-Egbert Sturm, capo del gruppo di esperti economici dell task force, ha parlato della relazione tra economia e salute. «Come sarebbe la situazione senza misure?», chiede. «È chiaro: il sistema sanitario sarebbe sovraccarico». Ne risentirebbero anche l'economia in generale e il turismo in particolare. L'economia soffre anche se non vengono prese misure, come mostra l'esempio della Svezia, che aveva adottato regole meno rigide, ma la cui economia è crollata a un livello simile a quello dei paesi vicini. «La pandemia ci è già costata 40 miliardi», afferma Sturm. Ecco perché è ancor più importante fare tutto il possibile per prevenire ulteriori danni.

Gli esperti - Alla conferenza stampa hanno preso parte Virginie Masserey, capo della sezione "Controllo delle infezioni" dell'UFSP, Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il servizio medico coordinato, Stéphane Rossini, Direttore dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, Boris Zürcher, capo della divisione del lavoro della SECO, Thomas Steffen, Medico cantonale di Basilea Città, membro della conferenza dei medici cantonali, Martin Ackermann, presidente della Task Force Covid-19 e Jan-Egbert Sturm, capo del gruppo di esperti economici della Task Force.

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