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LOSANNARapì la nipote e la portò in Kosovo, aveva una relazione indesiderata

25.06.20 - 12:00
L'uomo è stato condannato a 30 mesi di carcere per sequestro di persona e rapimento aggravato
Keystone
Fonte ATS
Rapì la nipote e la portò in Kosovo, aveva una relazione indesiderata
L'uomo è stato condannato a 30 mesi di carcere per sequestro di persona e rapimento aggravato

LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) conferma la condanna di un uomo che ha rapito e riportato con la forza sua nipote 19enne in Kosovo. Contro la volontà della sua famiglia, la giovane aveva una relazione con un uomo di un'altra origine.

In secondo grado, la giustizia vodese aveva condannato lo zio a 30 mesi di detenzione, di cui nove da scontare, per sequestro di persona e rapimento aggravato nonché per violazione della legge sulle armi.

Nel marzo del 2014, aveva ingannato l'allora diciannovenne nipote per far sì che si recasse a casa sua. Le aveva allora offerto un tè freddo nel quale aveva sciolto un sedativo o un calmante. La ragazza era stata caricata nell'auto del padre e portata a casa dei nonni materni in Kosovo per essere sottoposta a "incantesimi". Era rimasta lì per 15 giorni prima di essere trovata dalla polizia locale, che era stata allertata dalle autorità svizzere.

In una sentenza pubblicata oggi, il TF respinge le argomentazioni dello zio, che chiedeva l'assoluzione. I giudici di Losanna sottolineano che le prove - varie testimonianze, la confessione parziale del padre, un'analisi tossicologica, le dichiarazioni degli agenti di polizia, una perquisizione e controlli telefonici - confermano la versione della vittima.

Nonostante il ricorrente abbia lasciato il Kosovo il giorno dopo il suo arrivo, la condanna per fatti aggravati è giustificata, sostiene il TF. In effetti, il rapimento della ragazza è durato più di dieci giorni, lo zio ha avuto un ruolo chiave e sapeva che l'idea era quella di trattenerla fino a quando non avesse rinunciato alla sua storia d'amore con "l'italiano".

Nel suo ricorso, lo zio ha anche invocato la pena più clemente - 24 mesi sospesi - inflitta al padre della vittima. La Corte di diritto penale del TF sottolinea che il ricorrente, a differenza del cognato, ha continuato a "negare l'evidenza" nonostante la quantità di prove a carico. Il suo atteggiamento dimostra che non ha cambiato la sua mentalità e non ha saputo rendersi conto della gravità dei fatti compiuti.

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