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12.05.2020 - 20:220
Aggiornamento : 13.05.2020 - 00:03

Lo shopping post-pandemia? «È una valvola di sfogo»

La riapertura dei negozi ha spinto molti consumatori a fare acquisti. Ecco il perché, secondo gli esperti

È inoltre previsto un cambio di mentalità: si prediligeranno i prodotti locali e il mercato elvetico

Fonte 20 Minuten/Daniel Graf
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

Shopping

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

ZURIGO - Dopo diverse settimane di chiusura, lunedì i negozi hanno potuto riaprire. E sono in molti coloro che si sono recati nella prestigiosa Bahnhofstrasse zurighese, come pure in altri luoghi caldi dello shopping. Davanti a boutique del lusso come Louis Vuitton, Gucci e Bucherer si sono persino formate lunghe file di clienti in attesa di entrare. «Ora molte persone soddisfano i propri desideri d'acquisto che durante il lockdown hanno dovuto rimandare» osserva Christian Fischter, responsabile dell'istituto di psicologia economia alla Scuola universitaria professionale Kalaidos di Zurigo, interpellato da 20 Minuten.

Così anche l'esperta di consumi Marta Kwiatkowski dell'Istituto Gottlieb-Duttweiler: «La situazione è simile a quella osservata all'apertura dei centri del fai-da-te: c'è una grande euforia iniziale, nelle persone si è accumulato molto». Soprattutto per quanto riguarda i beni di lusso, Fichter spiega che l'esperienza dell'acquisto è fondamentale: «Nel settore la vendita online è molto più bassa rispetto ad altri prodotti di consumo».

«Lo shopping è una valvola di sfogo» - In più, dopo la «depressione da lockdown» ora molte persone sentono il bisogno di sfogarsi: «È maggio, la primavera è arrivata, gli sviluppi della pandemia sono positivi, i negozi sono aperti: per molti l'esperienza dello shopping è una valvola per sfogare la frustrazione accumulata» afferma ancora Fichter. Ma non è detto che la voglia di fare acquisti torni ai livelli pre-crisi, come mostrano anche le più recenti previsioni della Seco.

«Gli acquisti cambieranno» - Se qualcuno è felice di poter finalmente tornare a fare shopping sfrenato, a seguito della crisi altri avranno invece deciso di rivedere i propri acquisti. Ne è convinto Fichter, secondo cui le recenti limitazioni dovute all'emergenza Covid-19 avranno un impatto duraturo sul comportamento dei consumatori: «Ho davvero bisogno di questo prodotto oppure posso rinunciarvi? Esistono alternative? È meglio usare i miei soldi per un'esperienza piuttosto che per uno status symbol? Sono interrogativi, questi, che la gente si porrà sempre più spesso, avendo un effetto sui loro acquisti».

Ma si tratta di un cambiamento che non sarà soltanto positivo, come sottolinea Fichter: «Ci sono anche persone che si sono accorte di poter fare a meno di acquisti in ambito sportivo e culturale, o di poter rinunciare al ristorante. Questi settori potrebbero essere i perdenti della trasformazione dovuta alla crisi del coronavirus».

Gli acquisti saranno più local - Kwiatkowski parla anche di un altro aspetto: «Durante la crisi le persone hanno osservato quanto l'economia globale dipenda dalle decisioni dei consumatori». Un esempio è quello del settore dell'abbigliamento: «Lavorando da casa, non c'era più la necessità di acquistare nuovi vestiti e la richiesta è crollata. Improvvisamente i sarti in Bangladesh sono rimasti senza lavoro» spiega l'esperta.

La consapevolezza di tale fenomeno potrebbe quindi influenzare il comportamento dei consumatori: «Sicuramente ne approfitteranno i prodotti locali». E non solo: in molti si sono resi conto di quanto sia comodo e facile fare acquisti online: «Si accelera quindi la trasformazione digitale della vendita al dettaglio» afferma Kwiatkowski.

Un sostegno al ristorante preferito - Secondo gli esperti, una volta che anche le frontiere saranno riaperte, gli svizzeri potrebbero comunque decidere di spendere di più nel proprio paese: «Le persone sanno che sono necessari i loro soldi per sostenere il loro ristorante preferito o il negozio di paese» secondo Kwiatkowski.

E Fichter aggiunge: «La ricerca mostra che quando una comunità è sotto pressione, si sviluppa un maggiore senso di coesione. Questo avviene anche per i consumatori: ora che ci rendiamo conto che i nostri acquisti sono necessari per far girare l'economia locale, automaticamente consumeremo di più prodotti e servizi locali».

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