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25.11.2019 - 07:450
Aggiornamento : 14:30

«A 16 anni già in burnout», l'ecatombe mentale dei nostri ragazzi

Giovani e giovanissimi in cura psichiatrica sono raddoppiati negli ultimi dieci anni, le loro storie: «La mattina non riuscivo ad alzarmi dal letto»

di Redazione
BZ/ZAF

ZURIGO - Giovani e giovanissimi vittima di stress e ansia, tanto da dover necessitare di cure psichiatriche e/o psicoterapia. Il (preoccupante) ritratto dell'Osservatorio svizzero della salute vede un'impennata di casi negli ultimi dieci anni: da 27'580 (2006) a 48'300 (2017).

Al contempo c'è un raddoppio (e più) dei casi di 18enni che si presentano ai servizi ambulatoriali di pischiatria. In crescita anche i numeri di ricoveri minorili: dal 2012 al 2017 si va da 3'400 a 5'100. In un caso su tre, i dottori diagnosticano disturbi gravi come depressione o manie.

Quel mostro nero che si chiama depressione - «Quando avevo 16 anni, la mattina non riuscivo ad alzarmi dal letto», racconta a 20 Minuten Victoria* (oggi 24enne) e si dava frequentemente malata e non frequentava il suo tirocinio: «Soffrivo di ansia perché pensavo di dover essere perfetta, ed ero depressa perché avevo l'ansia, insomma: un circolo vizioso».

Una volta perso il posto, il crollo: «Ho pensato più volte di farla finita». Dopo un ricovero in ospedale e terapia in clinica può dire di essersi rialzata: «La depressione però farà sempre parte di me, così come la paura di fallire».

«Da quando ho memoria mi hanno sempre bullizzato» - «Sono finito in clinica a 16 anni», racconta invece Daniel* (oggi 21enne), «mi ci ha mandato mio papà, mi facevo schifo tutto, volevo morire».

Nel suo caso tutto parte dal bullismo: «Mi hanno bullizzato da quando ho memoria, sono sempre stato un solitario. Mi picchiavano, mi insultavano, dicevano che non valevo nulla. Riguardandosi indietro, punta il dito contro la scuola: «Non hanno mai fatto niente per aiutarmi... Se sono intervenuti, lo hanno fatto sempre troppo tardi».

La psichiatra: «Situazione preoccupante» - Dagmar Pauli, primaria di psichiatria dell'Ospedale universitario di Zurigo, parla di una vera e propria epidemia: «Sempre più spesso abbiamo in cura ragazzi delle scuole che soffrono di ansia, alcuni hanno già avuto dei burnout.

Sono costantemente sotto pressione per apparire al top: a scuola, dove non possono sgarrare, ma anche nella vita privata. E qui c'entrano i social network. Devi essere bellissimo/a, fare un sacco di cose interessanti da postare su Instagram e rispondere a tutti su WhatsApp».

Ma i genitori, dove sono? «È questa la cosa più drammatica, non ci sono nemmeno loro, assorbiti dall'online: fra vita lavorativa e relazioni personali. Il loro comportamento si ripercuote direttamente quello dei ragazzi. Le famiglie difficilmente hanno tempo di rilassarsi assieme», conclude Pauli.

*nomi noti alla redazione

Commenti
 
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don lurio 1 anno fa su tio
La causa e che hanno tutti i diritti e nessun dovere. Non ritorniamo ai tempi ,non c'erano psichiatri psicologhi ecc,,,, I genitori si rivolgevano al maestro , sindaco, prete, e polizia. Avevano tutti rispetto di tutti. Terminata la scuola si doveva aiutare i genitori o cercarsi n lavoro.
Dioneus 1 anno fa su tio
E aggiungo Marlen Biscozzo tra i pochi post meritevoli di lettura
Alone 1 anno fa su tio
Ragazzine che a 12 anni vengono sistematicamente accompagnate a scuola in auto per fare un percorso di 200 metri ...come faranno a essere indipendenti ??
Alone 1 anno fa su tio
Non mi sorprendo tanti degli adolescenti ma dai genitori che ci sono dietro, sono loro che hanno creato una generazione di insicuri, come loro ..
Pongo 1 anno fa su tio
la depressione è una malattia psichiatrica seria ed invalidante, il 99% delle persone che pensano o sostengono di avercela non sanno nemmeno come si scrive, pensano che voglia dire "essere tristi"
SosPettOso 1 anno fa su tio
"...Giovani e giovanissimi in cura psichiatrica..." In cura psichiatrica bisogna mandarci quelli che fanno parte del loro entourage, le persone di riferimento che non vedono o non vogliono vedere l'evoluzione di questi giovani e giovanissimi.
Shion 1 anno fa su tio
Semplice, non hanno imparato a passare il tempo vivendo senza iperattività e perseguimento di obiettivi spesso in contesti competitivi. Vivere il momento presente forma una base sopra la quale la superficie degli eventi perde la sua iper drammaticità.
shooter01 1 anno fa su tio
un altro fallimento dell'evoluta società globale ( social network p. es. )
Maxy70 1 anno fa su tio
È il tragico rovescio di quella medaglia chiamata benessere. Da bambini ci incontravamo nel cortile della scuola per giocare alle biglie. A casa c'era un solo televisore, due canali svizzeri e due italiani, tutta la famiglia guardava la stessa cosa e si commentava insieme. Nessuno chattava, nessuno faceva il conto dei "like" ricevuti, non c'erano facebook e instagram, in casa c'era un solo telefono che doveva servire a tutti. Si imparava a condividere. Le ragazze si incontravano a scuola, alle feste campestri o erano le ragazze del quartiere dove eri cresciuto. Non vorrei fare il "dinosauro" ma mi pare che fossimo meno depressi...
navy 1 anno fa su tio
Questo è il mondo odierno. Le radici di queste situazioni sono ancorate in una dinamica di studio e professionale basata sull’incertezza, la precarietà, la debolezza del “sistema lavoro” in generis. Le scarse prospettive e richieste di eccellenza a tutto campo stanno distruggendo più che consolidando il futuro. Colpa di chi? Credo che con maggior ascolto ed empatia avremo già cancellato parte del problema.
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