Keystone
SVIZZERA / ITALIA
19.01.2019 - 21:010
Aggiornamento : 20.01.2019 - 09:36

Lojacono Baragiola: «Per Salvini sono il secondo sulla lista»

L'ex brigatista, intervistato ora anche dalla parte italiana, non si tira indietro nei confronti delle sue responsabilità: «Le scelte le ho fatte io. E accetto le pene»

FRIBURGO - «Ho l'impressione che negli anni su Battisti sia stata costruita l'immagine del nemico pubblico numero uno, del cattivo assoluto. Gli fanno una foto che esce dal carcere sorridente e si dice che ride sulle vittime. Che giustizia è? Quello è odio». A parlare è ancora Alvaro Lojacono Baragiola. Dopo l'intervista rilasciata in esclusiva a Tio.ch/20 minuti, l'ex brigatista è stato sentito anche dalla parte italiana. L'intervista, realizzata in Svizzera, andrà in onda domani dalle 21.10 su Italia1.

«Chi detta la storia sono le sentenze. Io sono stato condannato per 75 capi d'accusa e c'erano delle cose che nemmeno sapevo fossero state fatte, ho preso la condanna per tutto».

Sul suo ruolo nel sequestro Moro, Lojacono sottolinea: «Paolo Persichetti ha tirato fuori una ricostruzione così dettagliata... se ti leggi bene quella cosa lì puoi contare che sia andata così. È l'unica ricostruzione che ha veramente valore. Ma il punto è un altro: riconoscere che c'è stata una parte della società italiana che ha deciso di prendere le armi e che ci ha provato. Perché si sentiva in dovere di tentare una rivoluzione per la via della lotta armata: è quello chiudere i conti. Poi è ovvio che ci siano conti giudiziari e quelli si chiudono con la galera».

Quanto al ministro dell'interno italiano Matteo Salvini, «ho letto che è stato comunista da giovane». Sul proposito di catturare altri latitanti dopo Cesare Battisti, aggiunge: «Di grandi dichiarazioni di impegni di arresti di esuli ce n'è a pacchi. È chiaro che adesso io sono il secondo in lista...».

Sulla naturalizzazione svizzera per sfuggire alla giustizia italiana, ammette: «Agli anni di galera in quell'epoca lì non so se avrei potuto sopravvivere. Io non è che non ho mai avuto contatti con le autorità italiane. C'è stata la richiesta di eseguire la pena in Svizzera per Moro. Esiste questa procedura e io ero d'accordo. L'unica cosa che ho chiesto è che l'Italia garantisca che, una volta eseguita la pena qua, non ce ne saranno altre. E dall'Italia arriva la notizia che della pena elvetica non sono riconosciute neanche 24 ore: il giudice alla fine non accetta e alla fine sono nella situazione di una doppia pena. L'unica possibilità che ho è che almeno nel calcolo della pena rimanente venga considerata quella che ho già scontato. Io non mi nascondo, le scelte le ho fatte io: se l’Italia fa una domanda per tutto il cumulo delle pene che ho, io l'accetto», conclude Lojacono.

Potrebbe interessarti anche

YouTube

Facebook

Instagram

Linkedin

Twitter

TikTok


Copyright © 1997-2021 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2021-05-15 16:20:15 | 91.208.130.89