ITALIA/SVIZZERA
18.01.2019 - 19:260
Aggiornamento : 19.01.2019 - 11:10

«Lojacono venga in Italia. È finita la pacchia»

Il figlio del capo scorta di Moro reagisce all'intervista rilasciata dopo decenni di silenzio dall'ex brigatista a Ticinonline/20 minuti

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ROMA/FRIBURGO - «Sono rimasto senza parole. (Alvaro) Lojacono (Baragiola) venisse in Italia, se vuole scontare davvero la sua pena. E se no, se ne resti in Svizzera come fa da quarant'anni e ci lasci in pace». A parlare all'agenzia di stampa italiana Adnkronos è Sandro Leonardi, figlio di Oreste, il capo della scorta di Aldo Moro trucidato in via Fani il 16 marzo 1978 con Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Domenico Ricci dal commando brigatista di cui faceva parte anche Lojacono, poi riparato in Svizzera e diventato cittadino elvetico.

«A Lojacono e a tanti altri, (Alessio) Casimirri in testa, dico che è finita la pacchia», aggiunge Leonardi, secondo cui l'arresto di Cesare Battisti in Bolivia dimostra che per catturare i terroristi latitanti «basta la volontà».

«E sono 40 anni che lo Stato non ha alcuna volontà. Ce ne fosse uno che sta in galera, nonostante abbiano cinque, sei ergastoli per uno», dice. «Forse Lojacono ha ragione, lo Stato ha paura - ragiona Leonardi - perché questo è il problema, tutta questa gente sa verità indicibili (...). Ma io dico dopo 40 anni che cosa c'è da aver paura?».

«Io sono 40 anni che sto scontando il mio ergastolo - afferma con rabbia il figlio del capo scorta di Moro. - A me hanno tolto un padre che avevo 20 anni. Con che diritto? Mio padre era come il padre di questa gente, era nei carabinieri per guadagnarsi la pagnotta, mica per fare l'eroe...».

«Che vorrei dopo 40 anni? Vorrei che finalmente le parole fossero trasformate in fatti - prosegue Leonardi - Di politici in tv con la divisa ne ho le scatole piene... Se davvero sono in grado, tanto di cappello, ma agiscano, la pubblicità non mi interessa. Questi assassini ora li voglio vedere marcire in galera».

Sandro Leonardi reagisce all'intervista rilasciata da Baragiola a Ticinonline/20 minuti, ripresa da Adnkronos. Se l'Italia presentasse una richiesta di exequatur corretta e completa (cioè per tutte le condanne italiane cumulate), con la garanzia di non procedere più per gli stessi fatti, spiega Lojacono, «io l'accetterei senza obiezioni, almeno metteremmo la parola fine a questa vicenda». In pratica, l'ex terrorista accetterebbe di scontare nella Confederazione l'ergastolo inflittogli da un giudice svizzero, secondo le sentenze italiane.

Per quale motivo le autorità italiane hanno scelto di non chiedere l'estradizione o il processo in via sostitutiva? «Bisognerebbe chiederlo a loro. Io non lo so e posso solo fare delle ipotesi, forse l'Italia non ha voluto che uno stato straniero mettesse il naso nel processo Moro. Sarebbe comprensibile. Qualunque sia la ragione non sono le autorità svizzere, né una mia presunta opposizione, ad aver creato l’impasse attuale», sottolinea Lojacono, aggiungendo: «Forse è più facile non fare nulla e sbraitare contro la Svizzera e il sottoscritto; su un 'latitante' si può dire qualsiasi cosa perché non è in condizione di difendersi...».

«Sono passati 40 anni e l'Italia si è sempre mossa in una logica di vendetta, come si è ben visto anche nel caso (di Cesare) Battisti, e non ha mai rinunciato a un quadro giuridico d'eccezione - sottolinea l'ex brigatista rosso. In una giustizia normale la 'certezza della pena' vale anche per il detenuto: io sono stato scarcerato quasi venti anni fa, e sto ancora come prima dell'arresto, senza sapere se un giorno o l'altro mi riarrestano o mi riprocessano per qualcosa. Se ora l'Italia decidesse di muoversi con una richiesta come quella che ipotizza, io l'accetterei senza obiezioni, almeno metteremmo la parola fine a questa vicenda».

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