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SVIZZERA
23.02.2018 - 22:060

Contrasti sull’etilometro bloccamotore per i recidivi della sbornia al volante

Alla vigilia del dibattito in Consiglio nazionale sulla mozione “Via Sicura” light le opinioni divergenti tra l’Ufficio prevenzione infortuni e il Touring Club Svizzero

BERNA - «Un etilometro che blocca il motore permetterebbe di evitare fino a 5 morti e 60 feriti gravi l’anno» afferma Brigitte Buhrmann, direttrice dell'Upi. L’Ufficio prevenzione infortuni scende in campo per difendere la misura, pensata per i conducenti cui è stata ritirata la licenza di condurre a tempo indeterminato per ripetuti episodi di guida in stato d’ebbrezza. Superate le verifiche d’idoneità queste persone potrebbero rimettersi al volante,  a condizione di dotare il proprio veicolo di questo dispositivo per un periodo di 5 anni.

Ma l’idea non raccoglie il sostegno del Touring Club Svizzero che punta ad un addolcimento di Via Sicura.

La presa di posizione dell’Upi arriva alla vigilia della discussione del tema in Consiglio nazionale. Questo dopo che il Consiglio degli Stati ha già detto no all’inserimento del congegno tra le misure di Via Sicura. Martedì prossimo la Camera Bassa dibatterà infatti su un addolcimento del contestato pacchetto. Sul tavolo dei parlamentari una mozione in tre punti, firmata dal consigliere nazionale ticinese Fabio Regazzi: il primo punto vuole concedere più peso decisionale al giudice nei casi che riguardano i pirati della strada; il secondo trasforma l’obbligo di ricorso degli assicuratori privati in “diritto di ricorso”; il terzo prevede, appunto, l’abbandono delle misure relative alla registrazione dei dati e dell’etilometro blocca-motore. «Come Touring Club Svizzero - spiega a Tio/20minuti il portavoce Renato Gazzola - sosteniamo questa mozione e dunque anche l’accantonamento di questo congegno». Blocca-motore a parte, sulle possibilità di una tecnologia in futuro sempre più al comando del veicolo, lo stesso Gazzola mostra qualche perplessità: «Personalmente reputo che siano misure che competono alla responsabilità dei singoli automobilisti. Se uno vuole installare un sistema è libero di farlo. Ma imporlo…». Anche perché, prosegue «già ora le case automobilistiche raccolgono troppi dati. A che scopo? E con quale utilizzo?».

Perplessità che non sembrano toccare l’Upi: «In altri Paesi - Brigitte Buhmann - le esperienze con l'etilometro blocca-motore sono state molto positive. I progressi tecnologici hanno ridotto notevolmente i costi di installazione e semplificato l'uso del dispositivo. Inoltre la misura interessa soltanto i conducenti recidivi notori che hanno dimostrato più volte di non essere in grado di comportarsi in modo responsabile nel traffico stradale».


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