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Attenti: un lavoro che odiate vi fa male più di fumo e diabete

E toglie 2 anni di vita: è il risultato sorprendente di uno studio che invita la politica a inserire l'impiego fra i "fattori di rischio" da combattere
Attenti: un lavoro che odiate vi fa male più di fumo e diabete
E toglie 2 anni di vita: è il risultato sorprendente di uno studio che invita la politica a inserire l'impiego fra i "fattori di rischio" da combattere
LUGANO - E se vi dicessero che vivrete un paio d'anni in meno? Non fareste il possibile per ribaltare le carte? Perché 730 giorni sono pochi, calcolati sull'arco di una vita: ma tantissimi, se collocati sul finale. Allora attenti: datevi ...

LUGANO - E se vi dicessero che vivrete un paio d'anni in meno? Non fareste il possibile per ribaltare le carte? Perché 730 giorni sono pochi, calcolati sull'arco di una vita: ma tantissimi, se collocati sul finale. Allora attenti: datevi da fare. Studiate, fate esperienza e migliorate il vostro profilo professionale: o ne andrà della vostra esistenza. In senso letterale. 

Statistiche che lasciano il tempo che trovano: ma, secondo i pareri autorevoli di Lancet, rivista scientifica quotata, un basso profilo lavorativo accorcia la vita di 2,1 anni in media. Perché implica condizioni socio-economiche peggiori, maggior fatica nel far quadrare i bilanci e destreggiarsi nel quotidiano: e un deterioramento psico-fisico che si traduce in numeri precisi, secondo il progetto Lifepath finanziato dalla Commissione europea allo scopo di individuare come le differenze individuali incidano sulla salute. Ebbene: uno status socioeconomico modesto danneggia quanto il fumo, il diabete o la sedentarietà: e addirittura più dell'alcol, che alla fin fine sottrae all'esistenza "solo" un anno in media, in caso di abusi conclamati. 

«Siamo sorpresi - ammette Silvia Stringhini, ricercatrice al Centro ospedaliero universitario vodese di Losanna e coordinatrice dello studio - Queste circostanze possono essere modificate con interventi politici e sociali mirati: per questo dovrebbero essere incluse fra i fattori di rischio su cui si concentrano le strategie globali di salute pubblica».

Oltre 1,7 i milioni di persone messi a confronto fra Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia. Per dire che «lo status socioeconomico è importante: include l'esposizione a diverse circostanze e comportamenti potenzialmente dannosi, che non si limitano ai classici fattori di rischio come fumo e obesità, su cui si concentrano le politiche sanitarie», conclude Paolo Vineis, professore all'ateneo Imperial College di Londra e coordinatore di Lifepath. 

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