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«Non credo proprio che con sette stranieri i club risparmieranno»

Beat Kaufmann sulle licenze svizzere: «Non trovo giusto cambiare in corsa le carte in tavola»
TiPress
«Non credo proprio che con sette stranieri i club risparmieranno»
Beat Kaufmann sulle licenze svizzere: «Non trovo giusto cambiare in corsa le carte in tavola»
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LUGANO - L'hockey svizzero è in fase di riflessione. Tante le idee, così come i dubbi. La riforma riguardante gli stranieri (da quattro a sette dal 2022-23) è solo una modifica di un pacchetto molto più ampio. Ma perch&eac...

LUGANO - L'hockey svizzero è in fase di riflessione. Tante le idee, così come i dubbi. La riforma riguardante gli stranieri (da quattro a sette dal 2022-23) è solo una modifica di un pacchetto molto più ampio. Ma perché apportare dei cambiamenti a un prodotto che negli ultimi anni ha dimostrato di funzionare? In tempi di pandemia la priorità dev'essere data al contenimento dei costi e alla sopravvivenza dei club, ma che questo possa avvenire con un incremento dei giocatori d'importazione sta lasciando parecchi dubbi.

Anche Beat Kaufmann - attuale supervisore degli arbitri svizzeri - non è convinto... «La mia opinione è che si stiano cambiando troppe cose contemporaneamente. Dubito fortemente che, a medio termine, con sette stranieri le finanze dei club andranno a guadagnarci. L'obiettivo oggi dev'essere proprio questo».  

C'è chi crede che la riforma degli stranieri porterà inoltre più equilibrio nel campionato... «Non mi convince. Chi ha risorse finanziarie importanti potrà continuare a permettersi i migliori stranieri e i migliori giocatori. Il divario tra alcuni club potrebbe allargarsi ancora di più. Negli ultimi anni abbiamo assistito a dei campionati molto belli ed equilibrati, aspetto che i tifosi e gli appassionati hanno dimostrato di gradire. Proprio per questo avrei lasciato tutto com'è ora. Ben vengano i cambiamenti, ma non tutti assieme». 

Via la relegazione? Su questo aspetto l'ex presidente del Lugano è pienamente d'accordo: «In questo caso vedo sì la possibilità di contenere i costi. Chi non ha l'assillo di dover ottenere la salvezza può concentrare le risorse sul rinforzo della propria organizzazione senza pressioni. Era un aspetto sul quale lottavo già quando ero dirigente a Lugano. Per me non è giusto parlare di Lega chiusa: semplicemente chi ha i criteri sportivi, finanziari e infrastrutturali per poter entrare a far parte del massimo campionato è giusto che possa farlo. Questa modifica andava fatta già 20 anni fa».

Un altro tema spinoso riguarda i giocatori con licenza svizzera, che tra poco più di un anno saranno considerati stranieri... «Anche qui faccio fatica a comprendere. Questi giocatori hanno mosso i primi passi nelle nostre squadre giovanili, facendo sacrifici e aspirando un giorno a esordire in National League. Ora che ce l'hanno fatta non trovo giusto cambiare in corsa le carte in tavola...».

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