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22.10.2021 - 08:000
Aggiornamento : 21:56

Cao Ortelli, un amore smisurato per il calcio: «Non sono mai riuscito a metterlo da parte»

Parola al braccio destro di Mattia Croci-Torti: «Posso assicurare che al suo fianco imparo qualcosa tutti giorni».

«La brutta esperienza del 2010 mi ha cambiato».

LUGANO - Uomo semplice, carismatico, genuino e sempre pronto ad adoperarsi per il bene di coloro con i quali si trova a lavorare. A 63 anni Cao Ortelli ha ricevuto una chiamata a cui era praticamente impossibile dire no: guidare la prima squadra del club a cui ha dedicato anima e corpo, prima da giocatore, poi nel grande Lugano accanto a Morinini, poi nel movimento giovanile e ora appunto nuovamente nello staff tecnico della prima squadra. Il segreto? Non ce ne sono di segreti, per lui parla una vita intera sui campi da calcio. E se è vero che ciò che semini raccogli...

«Ringrazio moltissimo Mattia Croci-Torti, è stato lui a volermi al suo fianco. Ci ho pensato un po' e alla fine ho accettato. Mattia è un allenatore giovane, emergente e con grandi competenze. Ho la fortuna di trovarmi accanto a un ottimo allenatore. Vi posso assicurare che da lui imparo qualcosa tutti giorni poiché anche alla mia età non si smette mai di apprendere nuovi trucchi del mestiere. È una persona che porta grande rispetto per tutto l'ambiente che lo circonda: essere al suo fianco è stimolante».

Dopo una vita con i giovani - sia sui campi che nelle aule scolastiche nelle vesti di docente - ecco il ritorno nel calcio che conta... «È stato un passaggio fulminante. Nell'ambito giovanile avevo più un ruolo di responsabilità nella gestione del lavoro e delle persone. Ritrovarsi di nuovo sul campo con una squadra di Super League non è stato evidente e non lo è tuttora. Mi son dovuto adattare molto velocemente a questa nuova situazione, ma lo sto facendo al massimo. Nel calcio, infatti, va tutto molto veloce, gli allenatori devono sempre avere un occhio al presente e uno al futuro. Devo ancora ritrovare certi ritmi, ma mi sto impegnando per raggiungerli». 

Dire addio al calcio? Difficile per un uomo che vive di... calcio «Fino ad oggi non sono mai riuscito a metterlo da parte. Certo, con il passare degli anni non sogni più come una volta. Da giovani tutti i giorni si sogna di raggiungere certi livelli. Negli ultimi anni, invece, mi sono un po' calmato, accettando quello che facevo senza pormi nuovi obiettivi. Oggi però sono felicissimo della situazione venutasi a creare: da una contesto abbastanza pacifico sono tornato a un lavoro intenso e quotidiano che mi impegna molto ma che allo stesso tempo mi dà parecchi stimoli». 

In una mattina d'agosto del 2010 la vita lo mise di fronte a un'esperienza terribile. Mentre sorseggiò un caffè in Piazza Riforma, il suo cuore improvvisamente smise di battere a causa di un arresto cardiaco. «Fortunatamente non ho più avuto problemi, ma quella esperienza mi ha cambiato. Adesso mi lascio scivolare molto di più le cose, prima me la prendevo troppo anche per le stupidate. Cerco di restare molto tranquillo poiché non posso convivere con molto stress. La mia compagna mi dice che sono peggiorato rispetto a prima, ma ora ciò che conta di più è rimanere tranquillo e vivere una vita serena».

Tranquillità che il tecnico ticinese ritrova soprattutto fuori dal rettangolo verde... «Oltre al calcio dedico il mio tempo libero alla mia compagna e ai nostri animali, abbiamo parecchi gatti e un cane. Ce li godiamo molto».

Tra poco più di un mese il Lugano giocherà la partita della vita fuori dal campo... In riva al Ceresio lo stadio è questione di vita o di morte (sportiva evidentemente)... «Il nuovo polo è troppo importante, lo sport luganese ha bisogno di disporre di una struttura al passo con i tempi. Se pensiamo alla nostra Nazionale, è un vero peccato che il Ticino non possa mai accogliere una partita ufficiale».

Domenica sarete impegnati a Basilea in un'altra partita molto complicata, dopo quella del Letzigrund: «Non è la sconfitta di Zurigo che rovina il buon lavoro fatto nelle ultime settimane. Abbiamo comunque giocato su un campo complicato, la partita è stata interpretata bene dai nostri ragazzi. In difesa abbiamo corso pochissimi rischi. Bisogna anche attribuire i giusti meriti allo Zurigo, che fino all'ultimo ha provato a vincerla trovando quel guizzo che alla fine è risultato decisivo. Marchesano? Penso che una chance in nazionale la meriti, le prestazioni parlano per lui...».

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