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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
31.03.2021 - 10:340
Aggiornamento : 23:55

«Gigi si sta dimostrando egoista»

Arno Rossini: «Il professionista Buffon non si discute ma... non vuole staccarsi da un mondo che quasi non è più suo».

«Una grande squadra non può affidarsi a un giocatore solo perché questo ha un passato glorioso».

TORINO - Si accontenta di quel che ha e prolunga oppure, semplicemente, si ribella e ribalta tutto? E in quest’ultimo caso le opzioni sono due: cambia casa o cambia vita?

Chi? Gianluigi Buffon. Il portiere della Juventus è, suo malgrado, tornato al centro dell’attenzione a causa di un malumore dettagliatamente raccontato dai media italiani. Scontento per le briciole ottenute quest’anno e convinto di poter giocare ancora con continuità ad alto livello, il numero uno azzurro starebbe pensando di piazzare una nuova - l’ultima - accelerazione in carriera. Niente più “secondo” a Torino, dove tra l’altro non ha ancora ricevuto una proposta per il rinnovo, ma titolare altrove. In un’altra big italiana o europea. Solo in caso di penuria di offerte arriverebbe invece la decisione di appendere i guanti al chiodo. 

«Gigi si sta dimostrando egoista - è intervenuto Arno Rossini - Si può dire? Sta anteponendo i suoi interessi a quelli di un club che dice di amare. E questo secondo me è scorretto, oltreché sbagliato». 

Stiamo in fondo parlando di un grandissimo, giusto che miri al massimo.
«Il valore del Buffon professionista non è in discussione: si sta parlando di un autentico mito. Di uno dei migliori portieri della storia del calcio. Personalmente gli preferisco Zoff, ma siamo comunque al top assoluto. E neppure la voglia di essere protagonista può essere vista come qualcosa di negativo: se non ce l’hai, se non hai del sano egoismo, a certi livelli non arrivi o almeno non rimani a lungo. Io parlo del Gigi membro di uno spogliatoio, del 43enne che in un momento difficile per la squadra dovrebbe essere un esempio e che invece lascia trasparire delusione. Che mister Pirlo non avrebbe avuto favori dai suoi ex compagni l’avevamo d’altronde rimarcato in tempi non sospetti».

Facciamo ordine, valutiamo le possibilità. Buffon può ambire a essere titolare nella Juventus?
«No. Una grande squadra non può affidarsi a un giocatore solo perché questo ha un passato glorioso. Ora a Torino c’è Szczesny, Gigi può fare il secondo». 

Questo discorso vale dunque per tutte le big, in Italia e in Europa.
«Assolutamente. Non vedo perché, potendo spendere, un top club continentale dovrebbe chiamare un giocatore evidentemente a fine carriera. Che poi, appunto, il toscano non si muoverebbe certo gratis. Alla Juve è pagato bene (1,5 milioni di euro più bonus, ndr), molto meglio di tantissimi “secondi” in Europa».

Rimangono le squadre medie. Il Genoa magari, per il quale non ha mai nascosto la passione.
«Permettetemi di essere scettico. Perché una società non di primissima fascia dovrebbe puntare su una figurina? Buffon è stato grandissimo ma, e lo dico con la massima stima possibile, è inevitabilmente in calo. Quest’anno alla Juve, in dieci presenze, qualche errorino lo ha fatto. E i bianconeri non subiscono decine di conclusioni a partita. Come pensate potrebbe andare in una squadra che magari lotta per mantenere la categoria e che alcune giornate le passa in trincea?».

Rimane il ritiro, a questo punto.
«Sta mendicando minuti e questo non gli fa onore. Già aveva fatto un addio tre anni fa prima di trasferirsi al PSG… penso basti e avanzi: quanti ancora ne vuol fare? Dovrebbe convincersi del fatto che la sua carriera sta volgendo al termine e che non può più essere un protagonista assoluto. Potrebbe anche rimanere a Torino per continuare a inseguire i record di anzianità di Ballotta (44 anni e 38 giorni in campionato e 43 anni e 253 giorni in Champions League), è vero; non so tuttavia se accadrà. Quel che più mi fa storcere il naso è che Buffon ha avuto tutto il tempo per maturare l’idea del ritiro e del dopo-calcio. Per prepararsi a una nuova vita insomma. Invece è ancora lì, non vuole staccarsi da un mondo che quasi non è più suo. Qualcosa non quadra».

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