«Patriots contro Seahawks? Finale inaspettata. Favorita Seattle, ma...»

Questa notte al Levi's Stadium di Santa Clara New England e Seattle si contenderanno il Super Bowl. Ne abbiamo parlato con Roberto Gotta, giornalista ed esperto di sport a stelle e strisce.
Questa notte al Levi's Stadium di Santa Clara New England e Seattle si contenderanno il Super Bowl. Ne abbiamo parlato con Roberto Gotta, giornalista ed esperto di sport a stelle e strisce.
SAN FRANCISCO - Ci siamo, il conto alla rovescia è iniziato. Questa notte al Levi's Stadium di Santa Clara (California) andrà in scena il sessantesimo Super Bowl che metterà di fronte i Seattle Seahawks e i New England Patriots in quella che è la riedizione della finale del 2015.
Per parlare di questo evento planetario e adrenalinico che paralizza per giorni e giorni gli Stati Uniti e catalizza l’attenzione di milioni e milioni di appassionati in tutto il mondo, abbiamo contattato, grazie a Matteo Gentilini di Flats Service, Roberto Gotta, giornalista e scrittore italiano, ma soprattutto grandissimo amante di sport a stelle e strisce e di NFL, con ben 22 Super Bowl visti dal vivo.
Si aspettava una finale tra queste due squadre?
«Non me l'aspettavo. Soprattutto la presenza di New England è una grossa sorpresa. I Patriots, intendiamoci, sono una buonissima squadra e lo hanno dimostrato per tutta la stagione (chiusa con un record di 14 a 3, ndr). Hanno però approfittato di un calendario molto facile. Insomma qualche perplessità c'era. Anche perché è una squadra cambiata radicalmente in pochi mesi. Hanno preso molti giocatori e anche un nuovo allenatore. C'era quindi un po' la percezione che dovessero essere messi alla prova... E direi che l'hanno superata brillantemente (ride). Però non me li aspettavo in finale».
E Seattle?
«Seattle me l'aspettavo già di più. Perché comunque è una grande squadra. Con caratteristiche più affidabili rispetto a New England. Poi in realtà c'era qualche perplessità sulle effettive capacità del quarterback Sam Darnold di gestire i momenti di difficoltà. Ma questo semplicemente perché in passato non c'era riuscito».
Su New England incombe ancora l'ombra di Tom Brady ? O è passato troppo tempo?
«È passato molto tempo. Secondo me i Patriots arrivano al Super Bowl "puliti" anche per il fatto che in panchina non ci sia più Bill Belichick (lo storico allenatore che è stato la guida di New England per 24 anni, ndr). L'ombra di Brady rimane però per quel che concerne la tradizione che si portano dietro i Patriots. È un incentivo, ma non una vendetta. È più un "ti facciamo vedere che vinciamo anche senza di lui, rispetto a un "dobbiamo dargli una lezione perché è andato via prima che finisse la stagione. La stampa locale, ad esempio qualche frecciatina, anche fuori luogo, gliel'ha tirata. Ma più dovuta alla sua personalità. Ad esempio dicono che Drake Maye (il 23enne quarterback di New England, ndr) e la moglie siano molto meno esposti mediaticamente rispetto a Tom Brady e la ex consorte. Però è anche normale essere più sotto i riflettori se sei sposato con Gisele Bündchen».
ImagoMaye in azione nella finale di Conference contro Denver.Tornando al Super Bowl, la favorita è quindi Seattle?
«Penso di sì. Anche perché la finale di Conference vinta da New England contro Denver è stata completamente anomala. Con quel secondo tempo sotto la neve. Io quella partita l'ho commentata e ho subito detto di "non trarre conclusioni affrettate". Prima della nevicata i Patriots erano in difficoltà. A ogni modo sono dell'idea che Seattle abbia una maggior potenza sia in attacco sia in difesa rispetto a New England».
Quali sono i giocatori da tenere maggiormente sott'occhio?
«Se Sam Darnold viene protetto e gioca come nella finale di Conference ha la capacità veramente di fare danni. Perché ha lanciato tre touchdown con la gente che gli arrivava addosso. In due casi su tre, infatti, non era libero il primo ricevitore a cui doveva essere indirizzato il pallone. Quindi? Pazienza, capacità di leggere la situazione e improvvisazione. Accettando poi la conseguenza di subire l'inevitabile colpo perché il difensore, almeno una volta gli è arrivato addosso. Ma questo fa parte del sangue freddo di un grande quarterback. Prima della partita l'allenatore dei Rams aveva detto "dobbiamo farlo muovere, dobbiamo spostarlo dalla sua mattonella di sicurezza", lui si è spostato e ha e ha dominato lo stesso. Quindi se riescono a proteggerlo, lui può fare veramente tanti danni alla difesa di New England. Mentre i Patriots, in attacco, hanno la capacità con Maye di correre, di improvvisare. Lui comunque ha chiuso la partita a Denver con quella corsa di sette yard. È chiaro che era una partita particolare, però lui sa correre, sa improvvisare ed è calmo. Anche se qualche volta ha avuto una linea che non lo ha protetto benissimo. Dal mio punto di vista, la vera bellezza dell'approccio al Super Bowl è cercare di immaginare che cosa cerchino di capire della squadra avversaria e che cosa cerchino di escogitare gli allenatori. La bellezza è questa: cioè immaginarsi cosa si inventeranno. Capire, studiare i punti deboli e magari insistere su quelli. E quella è veramente la cosa affascinante».
ImagoDarnold pronto a lanciare nella vittoriosa partita contro i Los Angeles Rams.Però un evento come il Super Bowl può ridurre il divario. Oppure no?
«Sì e no. Perché il football resta uno sport molto metodico. E alla lunga, in genere, vince la squadra più forte. Se però la squadra giudicata più debole riesce a trovare una chiave tattica diversa allora può capitare che sorprenda l'avversaria. È un po' quello che successe nel 2002 con il primo Super Bowl vinto dai New England Patriots contro i St. Louis Rames. Con la squadra sfavorita, Belichick fece un capolavoro dal punto di vista tattico e porta a casa la partita, grazie a un'intuizione geniale a poco più di minuto dalla fine. Quando le squadre erano già pronte ad andare ai supplementari (si era sul 17 pari) Adam Vinatieri concretizzò infatti un clamoroso Field Goal da 48 yard che diede la vittoria a New England».
In effetti si dice che in un Super Bowl le decisioni di un allenatore valgono tanto quanto le azioni dei giocatori...
«In questi giorni, quando Belichick non è stato eletto nella Hall of Fame, ho pensato al fatto che lui pare abbia minacciato di ritirare tutti i propri oggetti presenti nella Hall of Fame. C'è per esempio lo stampato del suo libro di schemi per il Super Bowl del 1991, quando lui allenava la difesa dei New York Giants, perché è considerato un capolavoro di tattica. Quella partita New York l'ha vinta anche perché lui ha deciso - facendolo accettare ai suoi difensori - di non placcare subito il running back avversario. Di farlo correre e muovere per fargli perdere la lucidità. E i Giants hanno vinto anche per questo. Ed è una decisione impressionante perché convincere i difensori a preoccuparsi più dei lanci che delle corse non è facile. Ma lui ce l'ha fatta. E ha funzionato».
Nell'ultimo Super Bowl tra queste due compagini - era il 2015 - vi fu un clamoroso ribaltone che consegnò la vittoria ai Patriots sul filo di lana. Seattle può avere (ancora) il dente avvelenato?
«Per quel che concerne la squadra non penso. È passato troppo tempo e non c'è più nessuno dei giocatori che subì quella rimonta. Per i tifosi che si erano fatti il viaggio fino e Phoenix e per qualche dirigente presente all'epoca potrebbe esserci un sentimento di rivalsa. Ma per i giocatori sicuramente no. Poi, chiaro, che tutti hanno pensato a quella partita una volta viste le due squadre presenti al Super Bowl. Ma più a livello storico che a livello di condizionamento. Sicuramente di quella partita resta l'idea che possa esserci una Seattle diversa che è in grado di vincere il Super Bowl».
ImagoI due quarterback del Super Bowl LX.








