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20.04.2020 - 12:000
Aggiornamento : 15:58

«Una pedalata come segno di speranza»

Mauro Gianetti: «Tour dal 29 agosto? Sarebbe stupendo, vorrebbe dire che si sta uscendo da un bruttissimo periodo».

Euro 2020, Mondiali di hockey, Olimpiadi e grandi Slam: i maggiori eventi sono già saltati da tempo. Con tutti i programmi rivisti a causa della pandemia, la Grande Boucle dovrebbe scattare il prossimo 29 agosto

Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, la carovana del Tour de France non si metterà in moto a luglio. Costretta a fare i conti con l’emergenza coronavirus, l’UCI ha ufficializzato la scorsa settimana le nuove date della Grande Boucle, nella speranza che si allenti la morsa della pandemia e che i calendari possano realmente trovare un po’ di stabilità. Impossibile fare previsioni, ma doveroso cercare di programmare le prossime mosse, per consentire agli atleti di avere un'idea in prospettiva.

Tour al via da Nizza il 29 agosto, arrivo sui Campi Elisi il 20 settembre. Dopodiché spazio ai Mondiali di Aigle e Martigny, al Giro d’Italia e alla Vuelta… Covid-19 permettendo.

«Sicuramente è un’ottima notizia, la speranza ê prima o poi la stagione possa davvero partire - interviene Mauro Gianetti, Ceo e Team Principal della Uae Emirates - In questo momento la cosa fondamentale resta la salute e la battaglia al virus, ma è giusto anche mantenere la speranza e avere un’idea di come poter salvare il salvabile. In questo periodo si è discusso con l’UCI per prolungare il periodo di gare e le squadre sono pronte. Correre anche in novembre non è un problema, anzi… a volte il clima è più mite rispetto a quando affrontiamo le classiche in febbraio. Arrivi in salita magari con la neve? Potrebbe capitare di dover modificare una o due tappe, ma questo a volte avviene anche in maggio».

Il calendario, che risulterebbe molto “compresso”, non spaventa i team.
«Assolutamente. Ogni squadra ha un’ampia scelta e ai grandi giri partono otto corridori. Non ci sarebbero problemi anche nel caso in cui alcuni eventi possano in parte sovrapporsi.

In queste settimane si era parlato anche della possibilità - invero remota e scartata dal direttore della corsa Christian Prudhomme - di un Tour a porte chiuse.
«Penso che sarebbe davvero difficile. Non è uno stadio che può chiudere: anche a livello organizzativo sarebbe uno sforzo disumano. Ad ogni modo sarebbe sempre meglio che niente».

Euro 2020, Mondiali di hockey, Olimpiadi e grandi Slam: i maggiori eventi sono già saltati da tempo. A fine agosto il Tour, con la sua enorme cassa di risonanza, potrebbe dare un segnale di speranza.
«Proprio così. Vorrebbe dire che si sta uscendo da un brutto periodo e il mondo ricomincia a muoversi. Sarebbe un messaggio importante per tutti i 200 paesi collegati. Come una pedalata per ripartire. Certo bisogna sempre valutare l’evolversi della situazione e tenere duro, mancano ancora quattro mesi e mezzo».

Al momento il programma è immutato. Un’opzione, considerando lo slittamento, poteva essere anche quella di accorciare i grandi giri. 
«Gli organizzatori ovviamente puntano a mantenere le 3 settimane. Per noi squadre, se servisse a salvare anche altre competizioni, non ci sarebbero problemi a ridurli magari a 17-18 giorni. Si cercherebbe di limitare i danni e pensare un po’ a tutti. In una situazione come questa è importante avere elasticità. Si deve collaborare per arrivare a qualcosa».

Per gli atleti, nonostante le gare virtuali, non è semplicissimo trovare i giusti stimoli e rimane in forma.
«Effettivamente è difficile, ma ci stiamo inventando degli allenamenti online per tenerli motivati e al top. I nostri allenatori seguono quotidianamente i corridori con programmi specifici». 

Ultime battute a proposito delle conseguenze economiche.
«Siamo tutti sulla stessa barca. E non mi riferisco solo al mondo dello sport, dove perdere eventi come il Tour sarebbe pesantissimo. Stiamo vivendo una crisi che, a livello di ampiezza e velocità con cui ha travolto tutto e tutti, probabilmente non ha precedenti. Speriamo che si vinca la battaglia al Covid-19 perché ne va dell'economia e della salute di milioni di persone. Noi giustamente parliamo di sport - la materia che ci compete - ma non dobbiamo dimenticarci della realtà in cui vive il mondo intero».

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