Vogliamo commettere lo stesso errore che con la cassa malati?

Diego Baratti - Vicepresidente UDC Ticino
C’è una domanda che dovremmo porci tutti prima di votare il prossimo 14 giugno sull’iniziativa per il rimborso delle cure dentarie: vogliamo davvero ripetere lo stesso errore
fatto trent’anni fa con la cassa malati? Perché il principio è esattamente lo stesso. Si parte da un problema reale — persone che fanno fatica a pagare determinate cure — e si propone una soluzione apparentemente semplice: creare una nuova assicurazione obbligatoria finanziata da salari, imprese e Stato.
Per ora, non ci saranno premi individuali come quelli della cassa malati, certo. Ma alla fine il risultato cambia poco: nuovi contributi obbligatori, più costi, più burocrazia e un apparato destinato inevitabilmente a crescere nel tempo. Oggi le cure dentarie in Svizzera funzionano secondo un modello diverso da quello sanitario tradizionale. È un sistema basato sulla responsabilità individuale, sulla prevenzione e sulla libertà di scelta. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La salute dentale della popolazione
svizzera è tra le migliori al mondo. La carie nei bambini è crollata fino al 90% negli ultimi decenni grazie alla prevenzione e al servizio dentario scolastico. I costi, inoltre, sono rimasti relativamente stabili, mentre nel resto della sanità le spese sono esplose.
I promotori dell’iniziativa parlano di emergenza sociale. Certo, esistono persone che rinunciano alle cure dentarie per motivi economici, ed è un problema che va preso sul serio. Ma i dati dicono anche altro: si tratta di una minoranza limitata della popolazione e, soprattutto, oggi esistono già aiuti mirati per chi si trova davvero in difficoltà. Prestazioni complementari, assistenza sociale e sostegni cantonali coprono già le cure necessarie alle fasce più fragili.
L’iniziativa invece vuole far pagare tutti di più, anche chi non ne ha bisogno. Ci troviamo di fatto davanti a una mini-cassa malati dei denti. E sappiamo bene cosa succede quando entra in gioco un’assicurazione obbligatoria. Arrivano formulari, controlli, autorizzazioni, limiti di copertura e discussioni infinite su cosa sia “necessario” o “economicamente appropriato”. Oggi il paziente decide insieme al proprio dentista. Domani a decidere sarà l’assicurazione. C’è poi un altro aspetto che viene raccontato poco: più si socializzano i costi, meno si incentiva la prevenzione.
È una dinamica che conosciamo già benissimo nella sanità. Il rischio concreto è di indebolire proprio quel sistema di prevenzione scolastica che oggi funziona e che ha permesso di ottenere risultati eccellenti con costi contenuti. Non è un caso che iniziative simili siano già state respinte in diversi Cantoni svizzeri. Vaud, Ginevra e Neuchâtel hanno detto no dopo aver analizzato costi e conseguenze. E non è un caso che contro questa proposta si siano schierati non solo i partiti borghesi, ma anche le
associazioni dei dentisti stesse.
La vera politica sociale non consiste nel creare nuove assicurazioni obbligatorie per tutti. Consiste nell’aiutare concretamente chi ha davvero bisogno, senza distruggere un sistema che funziona. Per questo il 14 giugno è importante dire no. Per non ritrovarci tra qualche anno a lamentarci di un’altra cassa fuori controllo, chiedendoci ancora una volta perché nessuno abbia avuto il coraggio di fermarsi prima.



