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PIERO MARCHESI

Il caos è qui, oggi. Serve sostenibilità.

Piero Marchesi, Consigliere nazionale UDC
20 Minuten Agency
Fonte red
Il caos è qui, oggi. Serve sostenibilità.
Piero Marchesi, Consigliere nazionale UDC

In vent’anni la Svizzera è cresciuta di oltre 1,6 milioni di abitanti: dai 7,4 milioni di fine 2004 ai 9,1 milioni di fine 2025. Una crescita enorme, che sta cambiando il volto del nostro Paese e peggiorando la qualità di vita di chi qui vive e lavora.

Lo vediamo ogni giorno: affitti alle stelle, alloggi introvabili, strade intasate, colonne, treni strapieni, ospedali e scuole sotto pressione, servizi pubblici sovraccarichi, costi sociali in aumento, criminalità straniera in crescita. Ma c’è anche un altro prezzo, troppo spesso dimenticato: quello pagato dal territorio. Per far posto a questa crescita si costruisce ovunque, si cementifica, si consuma suolo, si rosicchiano prati, campi, spazi verdi e paesaggi. E il dato è impressionante: con un’immigrazione netta di circa 80’000 persone all’anno, è come se ogni anno dovessimo creare più di una nuova città di Lugano. Più case, più strade, più scuole, più ospedali, più infrastrutture. Questa non è sostenibilità. È uno sfruttamento sconsiderato del nostro territorio.

E allora la domanda è inevitabile: tutto questo è sostenibile? No. Non lo è. Non è sviluppo armonioso. Non è progresso. È caos. Un Paese piccolo come la Svizzera non può continuare ad assorbire una crescita di questa portata senza pagarne il prezzo in mobilità, qualità di vita, paesaggio, ambiente e coesione sociale.

Per questo l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni – iniziativa per la sostenibilità” è necessaria. Dice una cosa di puro buon senso: fermare la corsa cieca verso una Svizzera sovraffollata e obbligare Confederazione e Cantoni a garantire uno sviluppo sostenibile, prima che sia troppo tardi.

Le grandi associazioni economiche gridano già alla mancanza di manodopera. Ma raccontano solo una parte della verità. Oggi solo circa una persona su due arriva in Svizzera per lavorare. L’altra metà arriva soprattutto attraverso asilo, ricongiungimento familiare o altri canali e finisce, in gran parte, per gravare su strutture, servizi e spesa sociale pagati dai contribuenti svizzeri. E per il Ticino il problema è ancora più concreto: mercato del lavoro sotto pressione, salari compressi, concorrenza estera esasperata, effetto sostituzione e giovani senza prospettive. In molti si lamentano perché ogni anno circa 800 giovani ticinesi lasciano il Cantone, ma poi rifiutano misure come questa, che almeno in prospettiva possono ridare respiro al nostro mercato del lavoro e maggiori opportunità ai nostri ragazzi.

Questa iniziativa è una risposta per chi non trova casa, per chi passa ore in colonna, per chi vede il proprio salario sotto pressione, per chi non vuole una Svizzera sempre più cementificata e sempre meno vivibile, per chi teme per il futuro dei propri figli. E soprattutto è una risposta per il Ticino, che da troppo tempo paga sulla propria pelle il prezzo di una crescita fuori controllo.

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