MM1019 e referendum sulla Fortezza di Bellinzona

Karim Spinelli
In relazione al referendum contro il Messaggio municipale MM1019 sulla valorizzazione del patrimonio UNESCO di Bellinzona, appare utile richiamare alcuni elementi oggettivi per inquadrare correttamente la portata del progetto e del dibattito in corso.
Il progetto è stato oggetto di un percorso istituzionale approfondito, sviluppato e discusso nel corso degli ultimi mesi, che ha incluso presentazioni pubbliche, audizioni e momenti di confronto promossi dal Municipio.
Nel corso della seduta del Consiglio comunale del 09-10 marzo 2026, il Legislativo ha approvato il Messaggio municipale. In tale sede è stato presentato un emendamento che interveniva sui temi della denominazione, dell’accessibilità e della governance, poi respinto dal plenum, trattandosi di aspetti che non costituiscono oggetto diretto del credito in votazione e che attengono a successive scelte di gestione.
Una prima versione della domanda di referendum riprendeva tali elementi, risultando irricevibile dal profilo formale. Nella sua formulazione attuale, la domanda di referendum si limita invece a riprendere la risoluzione del Consiglio comunale, senza più includere tali aspetti, che restano quindi estranei all’oggetto formale della votazione.
I tre castelli – Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro – rappresentano da sempre un simbolo identitario della nostra città e continueranno a essere chiamati “Castelli”. Il Messaggio municipale non prevede alcuna modifica, né oggi né in futuro, della loro denominazione ufficiale.
Il termine “Fortezza di Bellinzona” indica l’intero sistema fortificato medievale (castelli, mura e opere difensive) riconosciuto quale patrimonio mondiale UNESCO. Si tratta di una definizione descrittiva, già utilizzata e discussa da anni, non di una rinomina.
Ne consegue che il dibattito sviluppatosi attorno alla denominazione rischia di spostare l’attenzione da ciò che il Messaggio realmente affronta: la conservazione, la valorizzazione, la gestione e la fruizione di un bene di valore nazionale e internazionale.
È inoltre già oggi evidente come la promozione turistica e culturale del sito avvenga in modo unitario, facendo riferimento all’insieme del sistema fortificato.
Il progetto prevede un investimento complessivo di circa 19 milioni di franchi, sostenuto in larga parte anche da Cantone e Confederazione, volto a tutelare e rendere accessibile nel tempo un patrimonio che appartiene non solo a Bellinzona, ma all’intero Paese.
Anche il tema dell’accessibilità è stato richiamato nel dibattito. Il Messaggio non disciplina in modo puntuale un eventuale pagamento e tale aspetto dovrà essere definito nelle fasi successive, nell’ambito delle scelte gestionali. Nel corso delle discussioni è emersa la volontà di mantenere una fruizione il più possibile ampia, in particolare per la popolazione residente, gli studenti e le scuole.
Analogamente, anche per quanto riguarda la governance, si tratta di una soluzione fondata sulla collaborazione tra enti pubblici, in particolare Cantone e Città, che ne garantiscono l’indirizzo e il controllo, escludendo pertanto una reale esternalizzazione della gestione.
Il ricorso al referendum rappresenta una facoltà prevista dall’ordinamento e non un passaggio obbligato; comporta tuttavia responsabilità e conseguenze concrete, sia in termini di costi per la collettività sia di incertezza che può incidere sui tempi e sul percorso di realizzazione del progetto, fino a rimetterne in discussione l’attuazione nel caso di esito negativo.
Un dibattito pubblico all’altezza delle istituzioni e dei cittadini richiede chiarezza, responsabilità e rispetto.
Alla luce di questi elementi, appare ragionevole valutare con attenzione l’opportunità di sottoscrivere il referendum, considerando i contenuti effettivi della decisione sottoposta al voto e le conseguenze che ne derivano.



