No agli slogan fuorvianti!

Rocco Cattaneo, imprenditore e già consigliere nazionale.
“Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!”: un titolo potente, emotivo, costruito per attirare consenso immediato. Ma quando si passa dallo slogan al testo dell’iniziativa, la distanza è enorme. È proprio qui che nasce il vero problema: il nome promette una cosa, il contenuto ne fa un’altra. Chi legge il titolo immagina aumenti salariali, migliori condizioni di lavoro, tutele rafforzate. Invece l’iniziativa non aumenta i salari di un solo franco, non introduce nuovi diritti e non corregge alcuna disparità.
Il cuore del testo è unicamente un gigantesco apparato di controllo: obbligo per tutte le aziende di notificare ogni contratto, ogni cambiamento, ogni scioglimento; creazione di un nuovo sistema di ispezione con oltre 160 nuovi funzionari; raccolta massiccia di dati sensibili che non ha alcun impatto diretto sul benessere dei lavoratori. Sotto un nome accattivante si nasconde dunque una macchina amministrativa pesante, costosa e invasiva. Non ci sono misure salariali, non ci sono incentivi all’occupazione, non c’è nulla che renda più equo o competitivo il nostro mercato del lavoro. Ci sono invece oltre 18 milioni di franchi l’anno di nuove spese pubbliche, a cui si sommano logistica, strutture e supporti tecnici. E il tutto senza alcun legame con la lotta al dumping: i controlli in Ticino sono già i più alti in Svizzera e gli abusi rilevati sono pochi e di modesta entità.
Lo slogan parla di “rispetto per chi lavora”. Il testo, però, impone un carico amministrativo che rischia di sottrarre risorse proprio alle aziende che quei posti di lavoro li creano. Va considerato che il tessuto economico ticinese è composto prevalentemente da piccole e medie imprese, le quali sarebbero davvero in difficoltà nel caso in cui dovessero sobbarcarsi questo importante quanto inutile carico burocratico. L’iniziativa parla di “combattere il dumping”, ma propone misure che non incidono sui salari reali. Dice di difendere i lavoratori, ma rischia di penalizzare le imprese, rallentare l’economia e mettere a rischio l’occupazione. Un’iniziativa dovrebbe riflettere nel nome ciò che realmente propone. Questa, invece, usa uno slogan emotivo per nascondere un contenuto che nulla ha a che vedere con ciò che promette. Per il bene della trasparenza, dei lavoratori e dell’economia, è fondamentale respingere una proposta che vende un titolo, ma crea solo burocrazia.



