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LUGANO

«Dipinti come picchiatori seriali». «Hanno sfogato la loro ira sui due ragazzi»

Sì è aperto con le arringhe degli avvocati difensori il secondo giorno del processo per il pestaggio avvenuto il 23 giugno del 2024 in un autosilo a Lugano.
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«Dipinti come picchiatori seriali». «Hanno sfogato la loro ira sui due ragazzi»
Sì è aperto con le arringhe degli avvocati difensori il secondo giorno del processo per il pestaggio avvenuto il 23 giugno del 2024 in un autosilo a Lugano.

LUGANO - Iniziamo dalla fine. Da quel grido di “è un’ingiustizia” lanciato contro la presidente della Corte Monica Sartori-Lombardi da parte di una parente di uno dei due ragazzi italo-albanesi accusati di tentato omicidio intenzionale. 

Un fatto ricordato in apertura della seconda giornata del processo per i fatti del pestaggio del 23 giugno 2024 dalla stessa giudice Sartori-Lombardi. «Mi sono stati riferiti inoltre comportamenti irrispettosi verso i poliziotti e verso gli avvocati difensori. Pur comprendendo il dolore delle famiglie, simili affermazioni e comportamenti non possono essere tollerati». Pena? L'allontanamento dall’aula. 

«Non cadiamo in semplici cliché» - Dopo la doverosa premessa la parola è passata ai quattro avvocati difensori per formulare l’accusa privata. Tutti gli imputati infatti sono accusati di rissa.

«Non cadiamo nei soliti cliché degli stranieri che sono venuti a picchiare e a spacciare droga in Svizzera», ha esordito l’avvocato difensore di uno dei due imputati principali. «Sono tutto sommato dei bravi ragazzi che però hanno commesso degli errori».

I due ticinesi, che hanno riportato le ferite più gravi dal pestaggio, «hanno una colpa grave perché hanno istigato i due italo-albanesi. Sono loro che sono andati a rompere le scatole. Sono loro responsabili della prima rissa ma anche della seconda».

Dopo una prima colluttazione «se i due non fossero intervenuti per fermare l’auto e a litigare, non saremmo qui in aula». 

E ancora: «Non hanno cercato la rissa. Sono stati dipinti sulla stampa come dei picchiatori seriali, ma non è così. La polizia non sarebbe mai arrivata in tempo per fermare la furia dei due ragazzi».

«Rimettiamo la chiesa al centro del villaggio» - Non sono dello stesso avviso gli avvocati che difendono i due ragazzi ticinesi. «Occorre rimettere la chiesa al centro del villaggio», ha spiegato l'avvocato Felice Dafond. «Abbiamo due imputati che sono venuti in Svizzera, che avevano nel baule una mazza da baseball e che sfogano la loro ira nei confronti di due ragazzi».

«I due italo-albanesi non hanno mai riconosciuto le loro responsabilità. Hanno usato spesso frasi come “Non ricordo; non lo so”, poi entra in gioco un coltello che non c’era. Il tutto per dire che le vittime hanno istigato la rissa». 

Mettere sullo stesso piano aggressori e vittime, «lede i diritti dell’accusatore privato. Oggi troviamo chi viene accusato per tentato omicidio vicino a due persone che hanno subito l’aggressione».

«Mi dà fastidio - ha invece ammesso il secondo avvocato difensore - quando sento che si dà un peso diverso a dipendenza dalla nazionalità. Nessuno dà contro all’albanese, io per prima, e nessuno in quest'aula». 

L’avvocata ha poi voluto fare alcune precisazioni. «Il mio cliente non è un drogato e neppure un alcolizzato come è stato fatto passare fin dal primo momento del procedimento penale. È stato dipinto come una cattiva persona che va in giro a istigare la gente. E questo non posso accettarlo».

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