«No alle fasi 2 e 3 del PSE»

L'MPS prende posizione contro la richiesta di 1,88 milioni di franchi per la costruzione di nuove opere
L'MPS prende posizione contro la richiesta di 1,88 milioni di franchi per la costruzione di nuove opere
LUGANO - «È necessario riaprire il confronto tra tutte le forze che si sono opposte al PSE, coinvolgendo anche coloro che lo avevano approvato e che oggi si rendono conto – meglio tardi che mai – di essere stati ingannati (pensiamo in particolare al PS di Lugano). Un’opposizione determinata, a tutti i livelli, al credito in discussione può rappresentare un primo passo in questa direzione». È quanto auspica l’MPS in una presa di posizione diffusa questa mattina in merito al Messaggio municipale n. 12616, che richiede un credito di costruzione di 1,88 milioni di franchi per alcune opere necessarie alla realizzazione delle tappe 2 e 3 del Polo Sportivo e degli Eventi (PSE).
Secondo il movimento, è la dimensione speculativa privata del progetto ad averlo spinto a lanciare il referendum. «Pur criticando i costi esorbitanti delle strutture sportive, la formula di finanziamento adottata e una localizzazione sbagliata e fuori scala – funzionale alla creazione di spazi per contenuti immobiliari privati inutili – non ci siamo mai opposti al principio di ristrutturare lo stadio e costruire un palazzetto dello sport», scrivono.
«La nostra opposizione totale si è invece sempre concentrata contro il progetto privato, le cosiddette fasi 2 e 3. Una posizione condivisa da migliaia di cittadine e cittadini che hanno firmato il referendum e che hanno perfettamente compreso il senso della nostra battaglia. Anche molte e molti di coloro che votarono Sì, intrappolati nella narrazione secondo cui si stava votando per “salvare lo sport a Lugano” (e il FC Lugano, allora già nelle mani del miliardario Joe Mansueto), non erano affatto convinti dei contenuti immobiliari extra-sportivi. Con ogni probabilità, se vi fosse stato un voto separato tra contenuti sportivi e contenuti immobiliari privati, questi ultimi non avrebbero ottenuto il consenso della maggioranza». E ribadiscono: «Siamo convinti che oggi la maggioranza della popolazione luganese non voglia più i contenuti immobiliari privati del PSE».
In questo contesto, «il Messaggio municipale n. 12616 può e deve riaprire il dibattito sul PSE. Le condizioni sono mature per un ampio confronto pubblico sulla reale necessità di realizzare le fasi 2 e 3. Per questo motivo, il Messaggio deve essere respinto». Le motivazioni addotte dall’MPS sono due. La prima è che «dopo i sorpassi di spesa del Centro sportivo al Maglio, dell’Arena sportiva e del Palazzetto dello Sport, il Municipio torna ancora una volta a chiedere soldi ai contribuenti per coprire nuovi errori di valutazione».
La seconda è che «il rifiuto del credito di 1,9 milioni rappresenterebbe un chiaro segnale di rottura con un progetto che ormai serve unicamente a garantire i profitti di UBS e HRS. Il PSE è figlio della cosiddetta “concertazione politica”, i cui esiti fallimentari sono ormai sotto gli occhi di tutti. Senza una rottura netta con questo metodo e senza la costruzione di un reale rapporto di forza, ancorato ai bisogni della popolazione salariata, l’esperienza del PSE rischia di ripetersi in altri grandi progetti cittadini, come l’aeroporto di Lugano o il Polo Turistico Congressuale, ancora una volta accompagnati da promesse destinate a essere smentite».
Per il movimento, dunque, «occorre rimettere al centro il dibattito, a partire dal rifiuto di questo nuovo credito, su come arrivare a una rinuncia definitiva alle fasi 2 e 3 del PSE. Un’opzione che oggi non appare irrealistica. Essa comporterebbe certamente costi e scelte difficili – come la rescissione di contratti di locazione già firmati o la revoca del diritto di superficie – ma si tratterebbe di oneri di gran lunga inferiori rispetto al pagamento, per decenni, di interessi privati o alla concessione per 90 anni di un terreno pubblico di grande valore a UBS».




