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«Così ho retto la morte tragica di mio marito»

La speaker radiofonica Laura Basile nove anni fa ha perso il suo Tristan in un drammatico incidente. Il suo dolore, la sua resilienza e la sua rinascita.
«Così ho retto la morte tragica di mio marito»
Foto di Fabio Caironi/ Tio.ch
«Così ho retto la morte tragica di mio marito»
La speaker radiofonica Laura Basile nove anni fa ha perso il suo Tristan in un drammatico incidente. Il suo dolore, la sua resilienza e la sua rinascita.

SAVOSA/ LOSONE - «Rifacciamola questa intervista. Dai che ho dimenticato di ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuta. Ho ricevuto così tanto affetto anche da sconosciuti... Mi hanno dato tantissima forza». È la richiesta di Laura Basile, nota speaker di Radio Ticino, il giorno dopo la registrazione del vodcast (video + audio) che state per vedere e sentire. La risposta però è negativa. Perché forse quell'aggiunta, seppur doverosa e nobile, avrebbe tolto spontaneità a quella che invece è stata una chiacchierata intensa e commovente.

Forza interiore – Laura si presenta ai microfoni di TioTalk per parlare di un tema delicato. Di stretta attualità dopo la catastrofe di Capodanno a Crans-Montana. Si parla dell'elaborazione del dolore. Di un lutto grave. Proprio con lei che nell'aprile del 2017 ha perso suo marito Tristan in un incidente di canyoning a Gordevio, in Vallemaggia. «Mi sono ritrovata sola di colpo, con una bimba di dieci mesi. E a quel punto ho scoperto di avere una grande forza interiore. Una potenza che in realtà abbiamo tutti, sia ben chiaro».

«Il dolore non passa mai completamente» – La speaker confessa di tornare spesso con la mente a quel giorno. «A volte sembra un film quello che è capitato. Inizialmente, presa dall'emergenza, ho pensato alle cose urgenti. Pratiche. Un mese dopo mi è piombata addosso la realtà. E ve lo dico: il dolore non passa mai del tutto. C'è ancora oggi. Mi accompagna. Mio marito era un esperto di canyoning. Con lui è morto anche l'amico Carlos, altrettanto rodato. Il loro tour quel giorno era alla fine. I dettagli della tragedia restano inspiegabili ancora adesso».

«La morte fa parte della vita» – Nella saletta di TioTalk la 52enne apre il suo cuore. E rammenta: «Davo tutto per mia figlia. Appena si addormentava, però, piangevo. In pubblico e sui social invece cercavo di farmi coraggio. E questa cosa è stata fraintesa. Sono stata giudicata da alcuni, abbandonata. La vita però deve continuare. E la morte fa parte della vita. Sono sicura che ognuno dentro di sé ha i mezzi per affrontare qualsiasi dramma. Poi bisogna scegliere. Cosa si vuole fare? Si vuole ancora vivere? Io volevo ancora vivere. Certo. E il fatto di avere una bambina di dieci mesi mi ha aiutata».

«Le lacrime sono personali» – A microfoni spenti Laura rivela di essere diventata molto amica dei genitori di Tristan dopo la sua morte. «Loro abitano in Belgio. Mi hanno davvero capita. Supportata. Altri invece hanno pensato che siccome sorridevo allora non mi fregasse nulla di mio marito. Le lacrime sono qualcosa di personale a mio avviso. Non ho bisogno di farle vedere per forza agli altri. Io col dolore ho un rapporto particolare. Ad esempio la tragedia di Crans-Montana mi ha toccato molto. E mi ricorda comunque la fortuna che ho avuto ad avere mio marito, anche solo per tre anni. Tristan era un uomo pieno di energia. Questa energia è rimasta ancora con me adesso».

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