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12.11.2020 - 09:100

Swissmem teme il futuro: «No a un secondo lockdown»

L'industria metalmeccanica ed elettrica svizzera soffre la situazione attuale

«Le incertezze sono molto grandi» spiega il direttore di Swissmem, Stefan Brupbacher

ZURIGO - L'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica svizzera ha mostrato solo una debole ripresa nel terzo trimestre e teme per il futuro: l'associazione padronale di categoria Swissmem chiede la riattivazione del programma dei crediti Covid-19 per il 2021 e si oppone fermamente a nuovi confinamenti, sia a livello federale che cantonale.

Nel terzo trimestre le nuove commesse sono scese del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, informa l'organismo in un comunicato odierno. Il fatturato è diminuito dell'8,4%, con la flessione che tocca maggiormente le piccole e medie imprese (PMI).

Commesse a picco - Lo sviluppo negativo degli affari ha avuto un impatto anche sull'utilizzo della capacità produttiva delle aziende. Nel periodo luglio-settembre è stato solo del 77%, nettamente inferiore alla media pluriennale dell'86%. Queste cifre - mette in guardia Swissmem - rappresentano solo la media del settore: la situazione nelle singole ditte varia notevolmente a seconda del segmento e dei mercati di destinazione. Nei primi nove mesi del 2020 le commesse sono diminuite (su base annua) dell'8,6%, le vendite dell'11,5% e le esportazioni del 13,9%.

L'industria metalmeccanica ed elettrica svizzera si trova confrontata con una situazione di mercato al ribasso definita insolitamente lunga, rafforzata e prolungata notevolmente dalla pandemia di coronavirus. Tuttavia vi è la speranza che il momento più difficile sia stato superato nel secondo trimestre e che la situazione inizi a riprendersi debolmente da livelli molto bassi.

Agli occhi di Swissmem non vi sono però grandi segnali di un vero rilancio imminente e sostenibile. Al contrario, la seconda ondata di Covid-19 comporta il rischio di un'ulteriore battuta d'arresto. «Le incertezze sono molto grandi», afferma il direttore di Swissmem Stefan Brupbacher, citato nella nota. «Questo smorza enormemente la volontà di investire, in tutto il mondo».

Crediti Covid-19 - Considerate le varie difficoltà è probabile che la ripresa sia ulteriormente ritardata e che riprenderà slancio solo lentamente. Di conseguenza nei prossimi mesi potrebbe aumentare notevolmente il fabbisogno di liquidità delle aziende del settore MEM. Durante la prima ondata della pandemia, le società sono state restie a richiedere prestiti ponte: ciò è dovuto anche al divieto di utilizzare i crediti per nuovi investimenti. È probabile che questo divieto venga revocato con effetto retroattivo per i prestiti contratti fino all'estate. Inoltre, in quel periodo le aziende disponevano ancora di riserve di liquidità, che ora si stanno però esaurendo.

Adesso la situazione è perciò diversa. «Il programma di crediti Covid-19 deve essere riattivato», sostiene Brupbacher. I prestiti di liquidità rimborsabili sono a suo avviso uno strumento poco invasivo a sostegno delle imprese e, per l'ente pubblico, sono migliori rispetto ai contributi a fondo perso elargiti in base alla clausola di rigore.

No a un lockdown - Il direttore di Swissmem chiede inoltre che le imprese MEM non siano costrette a un lockdown. «L'industria non è mai stata un luogo di diffusione della pandemia e ha costantemente implementato i piani di protezione: questo è anche confermato dalla Suva».

I principali ostacoli per il settore sono le numerose restrizioni dei viaggi d'affari. «In Svizzera non si devono avere ulteriori strette», afferma Brupbacher. Il Consiglio federale deve adoperarsi affinché rimangano possibili i viaggi verso i mercati di vendita internazionali. Inoltre, per Swissmem è importante che siano ampliate le capacità per i test rapidi e i test PCR. Se la situazione epidemiologica si stabilizzerà, si dovrebbe consentire l'uso di questi test per abbreviare le quarantene.

Svizzera al voto - Considerata la situazione di tensione, Swissmem invita il mondo politico e i cittadini a non porre nuovi ostacoli alle imprese. L'organizzazione raccomanda quindi di respingere le iniziative «per imprese responsabili» e «per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico», in votazione il 27 novembre. La prima danneggia la piazza industriale svizzera e non porta vantaggi ai paesi in via di sviluppo e a quelli emergenti, la seconda minaccia di rendere più difficile il finanziamento di circa 3000 imprese del settore MEM, cosa che ne metterebbe in pericolo la sopravvivenza, conclude l'organizzazione.

Commenti
 
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Volpino. 1 anno fa su tio
Anche lui fa parte di quelli che non vogliono ascoltare i 60 professori universitari di economia che affermano quanto segue: "Sarebbe meglio un secondo lockdown adesso perché per il sistema economico il costo totale sarebbe inferiore a quello che si dovrà sostenere se dovessimo continuare con queste misure, che non sono né efficaci né sufficienti"
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