Archivio Keystone
Una macchina giocattolo di Audi (elettrica) in una foto d'archivio.
UNIONE EUROPEA
26.04.2021 - 11:430
Aggiornamento : 12:36

«Niente più diesel e ibride, solo auto elettriche entro il 2035»

L'ambiziosa proposta all'UE di un gruppo di 27 grandi aziende e associazioni di mobilità

BRUXELLES - Vietare la vendita di auto diesel, benzina e anche ibride entro il 2035: per quella data soltanto mezzi elettrici.

Questo l'appello rivolto alla commissione Europea, al Parlamento europeo e ai governi dei paesi membri Ue sottoscritto da 27 grandi aziende - tra cui Coca-Cola, Ikea, Sky, Uber, Volvo - insieme con sei associazioni di automotive, energia, sanità, finanza.

Una nuova era - Nell'appello - aperto a nuovi ingressi - si fa presente che, fissando «un obiettivo di CO2 per i costruttori di veicoli a 0 grammi per chilometro», si potrebbe inaugurare «una nuova era di mobilità a zero emissioni».

I sottoscrittori del documento - proposto da Transport & Environment (organizzazione indipendente che rappresenta 63 organizzazioni in 26 paesi in tutta Europa) - spiegano che con «un obiettivo di CO2 per i costruttori di veicoli a 0 grammi per chilometro» si «sancirebbe l'eliminazione graduale delle auto a benzina e diesel (compresi gli ibridi)».

Non solo CO2 - I 33 firmatari ricordano come «autovetture e veicoli commerciali leggeri siano responsabili non solo del 15% di tutte le emissioni di CO2 in Europa", ma anche della «maggiore fonte (26%) di emissioni tossiche di ossido di azoto, che provocano malattie croniche e la morte prematura di 54mila europei ogni anno», oltre ai «200 miliardi di euro spesi ogni anno per l'importazione di petrolio».

La domanda dei veicoli elettrici - osservano i firmatari dell'appello - «sta crescendo rapidamente nonostante la pandemia», e «rappresentano oltre il 10% dei veicoli venduti in Europa nel 2020. Decretare lo stop alla vendita degli altri tipi di auto fornirebbe un chiaro segnale alle case automobilistiche, ai fornitori di infrastrutture di ricarica, al settore energetico e alle istituzioni finanziarie per fare gli investimenti necessari alla transizione».


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