Keystone
REGNO UNITO
21.06.2020 - 18:310

Coronavirus e Brexit affosseranno l'importanza economica di Londra?

È la tesi (controversa) dell'Economist che sostiene che la città perderà il suo primato globale

LONDRA - A indossare per ultimo i panni del profeta di sventura è stato l'Economist: il primato di Londra, come megalopoli globale capace di attrarre talenti e capitali da ogni angolo del pianeta più di qualunque altra città in Europa, e forse non solo, rischia di essere minacciato dall'emergenza coronavirus.

'Colpo finale' sulla via di quel ridimensionamento che alcuni osservatori paventavano già sull'onda della Brexit o della possibile esplosione di anni di bolle speculative.

Il lockdown, introdotto dal governo di Boris Johnson a fine marzo, ha paralizzato la capitale non solo nella sua economia, ma anche nella vocazione artistico-ricreativa e nel suo spirito innovativo a livello tecnologico, dicono i pessimisti.

«E Londra senza cultura e divertimento diventa come Francoforte, solo più costosa», scherza con l'ANSA Douglas McWilliams, economista del Centre for Business Research of Economics, preoccupato dai corsi e ricorsi storici.

Nel 1939, ricorda, la città contava suppergiù gli stessi abitanti di oggi, circa 8,6 milioni. Ma la difficile ripresa post-bellica sommata ai molti pessimi servizi urbani di quei decenni aveva spinto un quarto della popolazione ad emigrare altrove entro la fine degli anni '70. Una tendenza che potrebbe riproporsi e dar vita a un esodo, teme McWilliams.

Traffico, inquinamento, ansia frenetica sono del resto alcune delle caratteristiche che Londra condivide con altre metropoli nel mondo, e che già avevano iniziato a scoraggiare persone e imprese prima della pandemia. Basti pensare che Amazon ha scelto Manchester come nuovo quartier generale britannico; mentre il colosso bancario HSBC si è insediato a Birmingham, dove il costo degli uffici è mediamente 9 volte inferiore.

«Londra appare sempre più una città polarizzata, socialmente spaccata tra ricchi sempre più ricchi e poveri colpiti ora di più pure dagli effetti del Covid-19», fa eco Nicolas Bosetti, ricercatore al Centre for London.

L'Economist stima d'altronde che in pochi anni potrebbero essere almeno 100mila gli studenti stranieri spinti ad andarsene: scoraggiati dai costi esorbitanti degli alloggi e più in generale da una qualità della vita (bassa e dispendiosa) non più compensata a sufficienza dal divertimento e dalle opportunità, sulle sponde del Tamigi.

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