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REGNO UNITO
25.05.2020 - 11:100
Aggiornamento : 11:37

Il caso Cummings resta una patata bollente per Boris Johnson

Che ora è sotto accusa per averlo difeso dopo che ha violato più volte le restrizioni di movimento

LONDRA - Resta rovente, nonostante la difesa a spada tratta di Boris Johnson, la polemica su Dominic Cummings, architetto della Brexit e potente consigliere politico capo del premier Tory britannico, investito dall'accusa di aver violato le restrizioni del lockdown imposte dal coronavirus.

Il primo ministro ha definito ieri «legale e responsabile» il comportamento di Cummings che - dopo aver avvertito i sintomi del Covid-19 il 27 marzo, al pari della moglie, aveva viaggiato per 500 chilometri da Londra a Duhram, per isolarsi in un'ala della casa dei genitori - e giustificandolo come una necessità legata a provvedere all'assistenza del figlio di 4 anni.

Ma non ha placato i media, le opposizioni, alcuni deputati della stessa maggioranza, vari consulenti scientifici del governo e persino 2 vescovi. E lo scandalo oscura l'annuncio sulle prime tappe di una Fase 2 con la riapertura dal primo giugno di qualche scuola: limitatamente per ora all'Inghilterra, alla prima elementare e alla sesta e senza obblighi per gli istituti che ritenessero di non poter garantire distanziamento, turni, classi ridotte.

Il Guardian e il Mirror, giornali filo-laburisti che hanno denunciato per primi la vicenda, attaccano per il mancato siluramento (o dimissioni) di Cummings: il secondo bollando addirittura Johnson come «un codardo» e il consigliere come «un imbroglione».

Mentre anche un tabloid di destra come il Mail insorge contro un'interpretazione delle regole del lockdown che sembra valere in un modo per l'entourage di governo e in un altro per i comuni cittadini e si chiede «in quale pianeta vivano» a Downing Street.

Proteste salgono pure da funzionari di polizia, dall'apparato governativo del Civil Service e da diversi consulenti scientifici del governo impegnati sul fronte dell'emergenza coronavirus: come il professor Stephen Reicher, che si dice «sconcertato» e rimprovera a Johnson di aver «buttato via» la credibilità delle raccomandazioni date alla popolazione.

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