Keystone
Il ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede (M5S)
ITALIA
20.05.2020 - 11:180
Aggiornamento : 12:30

Sull'Italia aleggia lo spettro della crisi di governo

Due mozioni contro il ministro della Giustizia oggi al voto in Senato. Occhi puntati su Italia Viva di Matteo Renzi.

ROMA - Mentre attraversa il guado della fase 2 dell'emergenza coronavirus, l'Italia potrebbe trovarsi nel bel mezzo di una crisi di governo. In Senato è infatti in corso il dibattito sulla sfiducia al ministro della Giustizia e un voto positivo da parte di Italia Viva di Matteo Renzi potrebbe far saltare il banco, mettono in guardia gli alleati del MoVimento 5 Stelle e del PD.

A Palazzo Madama ci si esprime su due mozioni contro il pentastellato Alfonso Bonafede. Una promossa dal centrodestra e una da Più Europa di Emma Bonino. L'eventuale appoggio da parte della formazione di Renzi, che conta due ministre in governo ed esprime 17 senatori, significherebbe un tradimento per l'esecutivo Conte 2: «Se al Senato voterà la mozione di sfiducia del centrodestra al Guardasigilli Bonafede si aprirà la crisi perché un voto contro il ministro della Giustizia è contro il governo», scandiscono esponenti del PD e del MoVimento 5 Stelle come riporta Repubblica.

La posizione di Italia viva rimane un'incognita. Mentre la fedelissima di Matteo Renzi Elena Boschi sembra aver assicurato una tregua in cambio di concessioni da parte degli alleati, la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova (IV) conferma una spinta, all'interno del partito, verso una sfiducia. In aula, però, Renzi rassicura: «Voteremo no alla sfiducia a Bonafede».

Sullo sfondo delle due mozioni contro il ministro della Giustizia italiano ci sono le accuse di un membro del Consiglio superiore della magistratura (Cms), Nino Di Matteo. Secondo Di Matteo, nel 2018 Bonafede gli avrebbe promesso un'investitura alla guida dell'amministrazione carceraria, ma si sarebbe poi tirato indietro a causa di presunte pressioni mafiose. A minare ulteriormente la posizione del guardasigilli, ci sono poi le difficoltà dimostrate dal sistema giudiziario in questi mesi di confinamento e la messa ai domiciliari per motivi sanitari di centinaia di condannati per reati gravi, tra i quali anche boss mafiosi.          

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