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Omicidio Cristina Mazzotti: due condanne all'ergastolo

Condannati i mandanti della 'ndrangheta per l’omicidio della studentessa 18enne, uccisa dopo il rapimento la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio.
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Fonte Corriere della Sera
Omicidio Cristina Mazzotti: due condanne all'ergastolo
Condannati i mandanti della 'ndrangheta per l’omicidio della studentessa 18enne, uccisa dopo il rapimento la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio.

COMO - A oltre cinquant'anni dal sequestro e omicidio di Cristina Mazzotti, la studentessa 18enne milanese rapita il 30 giugno 1975 nell'Erbese, è arrivata oggi la sentenza della Corte d'Assise di Como.

Come riporta il Corriere della Sera, i giudici hanno condannato all'ergastolo per omicidio volontario Giuseppe Calabrò, 76 anni, e Demetrio Latella, 71 anni, riconoscendoli come parte del commando di rapitori. Latella, reo confesso, è l'uomo la cui impronta digitale, identificata solo nel 2006 dal sistema Afis, aveva permesso di riaprire le indagini e arrivare al processo.

La vittima - sequestrata mentre stava rientrando nella casa di vacanze della famiglia, dopo aver festeggiato il diploma insieme ad amici - fu tenuta prigioniera per 28 giorni in una buca scavata in una cascina nel Varesotto. Nonostante il padre, Helios Mazzotti, avesse versato un riscatto di un miliardo e cinquanta milioni di lire, la ragazza morì nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto e il suo corpo fu abbandonato in una discarica nel Novarese, dove fu ritrovato il 1° settembre. Helios Mazzotti morì per un infarto sette mesi dopo la tragedia: aveva 55 anni.

Come ricostruisce il quotidiano milanese, il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione è stato dichiarato prescritto, la condanna a vita per l'omicidio è stata invece inflitta per entrambi gli imputati, con l'assoluzione di un terzo, Antonio Talia (70 anni). Il quarto imputato, il boss della 'ndrangheta Giuseppe Morabito, è invece deceduto dopo l'avvio del procedimento penale. Condannati quindi oggi a Como i mandanti della 'ndrangheta. Esecutori e fiancheggiatori erano stati invece giudicati in primo grado (13 condanne di cui otto ergastoli) nel 1977.

L'avvocato di parte civile ha salutato la sentenza come «una pagina di grande dignità della giurisdizione» che «segna il crollo dell'impunità» per Calabrò, descritto come «capo indiscusso della 'ndrangheta in Lombardia». I familiari di Cristina hanno espresso soddisfazione per il verdetto.

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