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TERREMOTO IN TURCHIA E SIRIAIdentificati possibili segnali premonitori del devastante terremoto in Turchia

28.11.23 - 17:00
I ricercatori hanno identificato alcune anomalie nella sequenza dell'attività sismica rilevata negli 8 mesi precedenti
Reuters
Fonte Ats ans
Identificati possibili segnali premonitori del devastante terremoto in Turchia
I ricercatori hanno identificato alcune anomalie nella sequenza dell'attività sismica rilevata negli 8 mesi precedenti

ANKARA - Potrebbero esserci stati dei segnali premonitori nei mesi precedenti il terremoto che colpì Turchia e Siria il 6 febbraio 2023, provocando oltre 50mila vittime.

Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications dal gruppo di ricerca internazionale guidato da Patricia Martínez-Garzón, del Centro di ricerca tedesco per le Geoscenze a Postdam, che suggerisce inoltre la possibilità di estendere questo tipo di analisi, con reti di monitoraggio molto più estese di quelle di oggi, e migliorare la capacità di previsione dei futuri grandi terremoti.

«È uno studio interessante perché identifica un'anomalia mai osservata finora che si è verificata pochi mesi prima dell'evento sismico che ha colpito Turchia e Siria a febbraio», ha detto all'ANSA Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto Nazionale italiano di Geofisica e Vulcanologia.

Nonostante i tanti miglioramenti delle reti di monitoraggio e delle analisi dei dati a oggi non è possibile prevedere a breve termine intensità, momento e luogo di un terremoto, ma in alcuni casi possono emergere dei segnali che possono in qualche modo fornire delle indicazioni.

Analizzando i dati rilevati nei mesi precedenti le due violente scosse di magnitudo 7,8 e 7,5, avvenute a poche ore di distanza l'una dall'altra, i ricercatori hanno identificato alcune anomalie nella sequenza dell'attività sismica rilevata negli 8 mesi precedenti in un raggio di 65 chilometri dall'epicentro delle scosse maggiori.

«Si tratta di un risultato solido, ma - ha detto Doglioni - ora è da capire se queste anomalie possono essere identificate in modo statisticamente significativo anche su altri vecchi terremoti. Non è il primo studio a riscontrare possibili indicatori, ma a oggi non abbiamo ancora una capacità previsionale valida».

Per migliorare la capacità di previsione, aggiungono gli autori della ricerca, servirebbe un monitoraggio più completo del territorio, estendendo le attuali reti di sensori e sistemi di allarme.

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