Reuters
La madre della vittima
Stati Uniti
25.11.2021 - 11:050

Crimini d'odio: riconosciuti colpevoli i tre che avevano ucciso Ahmaud Arbery

Aveva appena 25 anni e si stava allenando per le strade, quando è stato raggiunto da tre colpi di arma da fuoco

ATLANTA - Travis e Greg McMichael, padre e figlio, e William Bryan sono stati riconosciuti colpevoli dell'omicidio di Ahmaud Arbery, un giovane che lo scorso è stato ucciso mentre andava a correre. 

«Cercavamo di fare un arresto cittadino». Così, impugnando una legge emanata durante lo schiavismo, i tre imputati si erano difesi quando per la prima volta erano stati formalmente accusati di aver inseguito, braccato e poi ucciso con tre colpi di fucile un 25enne che si stava allenando per le strade di Brunswick, in Georgia. I fatti si erano svolti nel febbraio del 2020. I tre sostenevano che il ragazzo, senza alcuna prova a sostenerlo, avesse compiuto diverse effrazioni nel quartiere al fine di derubare e persone. A incastrare i tre, un video girato da uno di loro che era presto arrivato all'attenzione dei media locali e successivamente alla polizia.

Nove i capi d'accusa totali al centro del processo che si è aperto lo scorso settembre e si è concluso ieri. Travis, che aveva aperto il fuoco contro il giovane, è stato condannato per tutti e nove, il padre Greg per otto e Bryan, che aveva filmato la scena e si trovava in un'altra auto, per sei di questi. Per ognuno è stata confermata l'accusa di omicidio e di tentato sequestro di persona. I tre rischiano l'ergastolo. All'interno dell'aula solo il padre e la madre di Ahmaud Arbery hanno mostrato le loro emozioni con lui che ha esultato per la vittoria e lei che si è sciolta in lacrime liberatorie.

Il processo era iniziato con la percezione che sarebbe stato un procedimento penale avvolto nel razzismo. La giuria selezionata era infatti composta da undici persone bianche e una nera, nel quadro di un caso di omicidio dettato dall'odio razziale: la vittima era afroamericana e resta l'unico motivo per cui i tre hanno ucciso. Ma, come era poi stato spiegato dagli avvocati al giudice Timothy Walmsley, molte delle persone candidate per i posti della giuria avevano dimostrato troppa empatia nel caso e si erano già fatti un'idea troppo precisa dei fatti, cosa che avrebbe potuto inquinare il verdetto finale. C'era comunque la paura che il giudizio venisse condizionato dalle persone radunate fuori dal tribunale.

Come spiega il Guardian, i pubblici ministeri hanno lasciato fuori dal caso la questione del razzismo. La procuratrice capo Linda Dunikoski ha sì affermato che «gli imputati hanno deciso di attaccare Ahmaud Arbery perché era un uomo di colore che correva», ma ha precisato che «il verdetto si è basato esclusivamente sui fatti. Quando presenti la verità alle persone e loro possono vederla, faranno la cosa giusta. Ed è quello che ha fatto oggi questa giuria per ottenere giustizia per Ahmaud Arbery».

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