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19.11.2021 - 08:390
Aggiornamento : 09:28

Al confine tra Polonia e Bielorussia c'è un bambino morto di freddo

È la vittima più giovane della crisi dell'Est Europa. Unicef: «L'Ue ha lasciato che i bambini muoiano al freddo»

ROMA - Il freddo, la stanchezza, la fame. Ancora non si sa perché. Ma c'è un bambino siriano che era in viaggio con la sua famiglia per attraversare il confine tra Polonia e Bielorussia che non ce l'ha fatta. Aveva solo un anno.

È la vittima più giovane della crisi umanitaria che sta avvenendo nell'Est Europa, dove migliaia di migranti sono alla ricerca di una vita migliore in Europa. Ne ha dato la notizia sul suo profilo Twitter il Centri polacco per gli aiuti internazionali. «Verso le 2:26 del mattino abbiamo ricevuto una segnalazione secondo cui almeno una persona che si trovava nella foresta aveva bisogno di cure mediche. Quando siamo arrivati sul posto, abbiamo scoperto che c'erano tre persone ferite. Si trovavano nella foresta da un mese e mezzo».

Secondo le informazioni raccolte dal Guardian, un portavoce del Centro ha dichiarato che lo staff si è imbattuto in una coppia siriana che aveva con sé il figlio. Il padre aveva una lacerazione al braccio e la donna era stata accoltellata a una gamba. Il piccolo aveva dolori addominali, era affamato e disidratato. «È morto nella foresta».

Non sono ancora chiare le cause del decesso del bambino, ma la più accreditata resta l'esposizione al freddo. Il bimbo è la tredicesima vittima tra i migranti al confine che si trovano al centro di una crisi tra Bielorussia e Unione europea. Una tensione che si sta cercando di allentare. Ad esempio ieri l'accampamento che si trovava nella zona frontaliera tra Bruzgi e Kuznica è stato sgomberato dalle forze dell'ordine e le persone sono state portate in una struttura.

Unicef condanna l'Europa - «Tutti i paesi europei hanno firmato la convenzione per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza» se la notizia del bambino morto di freddo al confine tra la Polonia e la Bielorussia è confermata ora «non possono solo indignarsi, devono applicare ciò che hanno ratificato, l'Ue ha lasciato morire bambini e bambine in mare ora lasciano morire bambini e bambine di freddo. Non si può più dire 'basta', ora ci aspettiamo un gesto concreto». Il portavoce di Unicef Andrea Iacomini ammette di non poterne più di sentire «le parole d'indignazione delle istituzioni del mondo che quando accadono queste cose riempiono i giornali di frasi circostanza» e ricorda la vicenda di Aylan, il cui corpicino riverso sulla sabbia divenne un simbolo del dramma dei migranti.

Anche in quel caso tanta indignazione ma nulla di concreto. «Non abbiamo più il diritto di dire 'basta' lo devono dire i genitori, i nonni di quei bambini che sono sul confine. Noi europei la parola 'basta' non possiamo permetterci di dirla perché non abbiamo fatto nulla per fare in modo che queste cose non accadessero più. Aylan vi sta guardando. Dovete rispondere al padre di Aylan!».

«Tra un giorno - conclude - andiamo a celebrare la carta in cui tutti gli Stati europei e del mondo si impegnavano a non torcere un capello a nessun bambino o bambina, impegno disatteso lasciando che venissero trucidati i bambini in Siria, Yemen, facendoli morire in mare e di freddo. È inaccettabile».

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